BONELLI: LA FINE DI UN MITO? – N-files

N-FILES

BONELLI: LA FINE DI UN MITO?

Giusto l’altro giorno abbiamo dato notizia della chiusura di un’altra serie della casa editrice Bonelli, baluardo del fumetto italiano; per chi ancora non lo sapesse, il 2016 porterà in edicola gli ultimi capitoli di due serie Bonelliane, Adam Wild e Lukas (come Digger ci ha anticipato qui).

Questa ennesima cattiva notizia ci ha portato a farci alcune domande riguardo la situazione della casa editrice, interrogandoci su quali possano essere i motivi di una tale moria all’interno della produzione Bonelliana; quasi in sordina era passata la chiusura di Mister No nel 2005, dopo una vita editoriale trentennale.

La decisione di chiudere la serie con protagonista Jerry Drake era arrivata non tanto per un calo delle vendite (all’epoca gli albi vendevano intorno alle 20.000 copie, soglia di sopravvivenza decisa dalla Bonelli) , ma per un calo qualitativo della serie, dai responsabili individuato nella mancanza di tematiche; girando per i forum pareva fosse un’altra la natura di questa chiusura, ovvero la totale incapacità degli sceneggiatori di mantenere fede alla natura del protagonista (tra i capri espiatori si annoveravano Mignaccio e Masiero), tanto che i fan della serie invocavano a gran nome sceneggiatori capaci ma impegnati in altre serie (Castelli, Boselli e Colombo in primis). Nonostante questa aperta manifestazione d’affetto per il personaggio di Nolitta, Mister No chiuse la sua serie regolare, regalando ai nostalgici qualche sparuto albo semestrale o annuale.

In questa prematura fine si sarebbe dovuto intravedere lo spettro di una crisi nascente, una minaccia al regno di fantasia che da sempre viveva nella casa editrice milanese: il calo della qualità delle storie.

Il saluto a Jerry Drake è stato il primo grido di allarme in casa Bonelli

speciale bonelli

Non è un mistero che in redazione spesso denunciamo come personaggi storici della scuderia Bonelliana non siano più gli stessi.

Sheerva sta faticando a riconoscere il Dylan Dog del nuovo corso come il personaggio che ha regalato ai lettori storie come Il fantasma di Anna Never o La zona del Crepuscolo, mentre il sottoscritto sta vivendo una tormentata relazione con Nathan Never, fatta di alti (pochi) e bassi (tanti, forse troppi).

Il difetto che riscontriamo in entrambe le testate è sempre lo stesso, e ci conforta ricevere conferme anche da altri lettori; i protagonisti sempre più spesso non sembrano più loro, le storie a volte paiono sceneggiature adattate alle testate e non concepite appositamente per i personaggi che vediamo poi viverle.

IL CALO DELLA QUALITÀ DELLE STORIE E UN FORZOSO RINNOVAMENTO POSSONO ESSERE LE CAUSE DI UN PROGRESSIVO DISTACCO DEI LETTORI DAI PROPRI EROI?

Prendete il Nathan Never, mio personale compagno di avventure da 25 anni.

Negli ultimi due anni la maggior parte delle storie sembrano distaccate dalla continuity della serie, si è cercato di forzare alcuni personaggi in una dimensione che cozza vistosamente con quanto abbiamo conosciuto nella vita editoriale precedente.

L’esempio più evidente è la nuova vita di Janine, la storica segretaria dell’Agenzia Alfa, da sempre timida, spesso impacciata eppure un punto di forza della saga, per molto tempo ago della bussola morale di Nathan; tutto questo viene smascherato da un misterioso cambio di personalità con l’undicesimo maxi, Il fantasma, in cui la timida segretaria diventa un’infallibile e tecnologica ladra. Per motivare questa scelta, viene deciso che addirittura l’assunzione anni prima in Agenzia fosse una sorta di passaggio necessario per questa sua nuova vita; si tratta dell’ennesimo deus ex machina messo a disposizione degli autori, che non rinunciano nemmeno a stravolgere la cronologia della serie asserendo che un prozio di Janine avesse inventato un rivoluzionario parabrezza per motivarne la ricchezza, quando tale invenzione era stata tributata al dr. Detroit del numero 82, Il vigilante.

Il trattamento riservato a Janine è solo uno dei tanti piccoli difetti che sta colpendo il Nathan Never, che soffre il cambio di gestione mostrando un apparente distacco dal canone classico con cui ha fatto breccia nel cuore dei lettori; storie come Inferno, Operazione Drago o Gli occhi di uno sconosciuto non sono presenti da troppo tempo sulle pagine di Nathan Never. La realtà è che anche nelle storie dell’Agente Alfa manca una guida che mantenga in linea le trame ed i contesti narrativi che hanno reso la serie un punto di riferimento per i fumetti sci-fi nostrani; personaggi che si comportano in maniera atipica, riciclo di storie già presentate come in occasione del primo Nathan Never Magazine o nell’albo della serie Agenzia Alfa Nato dal buio (in cui vengono messe diverse storie non usate in passato ed inserite apparentemente per non buttare del materiale) sono segni di come la cura per la serie ed il rispetto del lettore siano poco considerati. La speranza è che i segni di ripresi visti con Scacco matto e Arkadin il sicario siano i presupposti di una nuova rinascita per Nathan Never, in concomitanza con i festeggiamenti per i suoi 25 anni di onorata carriera; la Bonelli vuole festeggiare in grande stile, si parla di variant cover e miniserie, ma forse la giusta rotta sarebbe diminuire le uscite parallele (quasi ogni mese oltre all’albo mensile ci sono speciali, magazine o maxi) e concentrare la qualità delle trame in meno uscite, ma con un alto valore per gli affezionati lettori.

Un ritorno a storie appassionanti e in linea col personaggio è la speranza di molti lettori di Nathan Never

speciale bonelli

Il problema in casa Bonelli, a mio avviso, è il voler imitare un modello americano; il mercato, ma soprattutto i lettori, a cui si rivolge la Bonelli non ha molto in comune col modello americano a cui si vota una casa editrice come la Marvel. Se oltreoceano le miniserie funzionano e convincono, in Italia non paiono avere grande seguito; noterei anche come la Marvel non abbia mai avuto un buona reputazione per quanto riguarda il rispetto della continuity (ci sono più resurrezioni e ritorni a sorpresa negli X-Men che nella Bibbia o in Beautiful!), cosa che invece si è sempre apprezzata nelle testate Bonelli.

L’idea delle miniserie slegate da testate maggiori non era male, ci ha portato dei piccoli capolavori come Hellnoir del duo Ruju-Freghieri, ma forse non è quello che i lettori italiani cercano; collane come Le Storie, o i Romanzi a fumetti possono aver senso se visti come rivolti ad un pubblico occasionale o come test per nuove collane (come accaduto per la fortunata serie di Dragonero). La stessa idea di creare una serie e suddividerla in stagioni annuali (stile Orfani o  Lukas) ha mostrato una certa debolezza; nonostante abbia un discreto seguito, Orfani in origine era la prima prova di una serie a colori in casa Bonelli, ma il numero di vendite non ha dato il risultato sperato. La voce di corridoio è che le miniserie chiudano con la fine del quarto e conclusivo capitolo di Hellnoir, per poi presentarsi, probabilmente, nella nuova veste di volumi da collezione, sulla scia delle operazioni tentate con la riedizione del romanzo di Dragonero o la raccolta in tre volumi della miniserie Greystorm (quest’ultima un’operazione di marketing discutibile); personalmente ritengo sia difficile mantenere questa linea editoriale, perchè al momento il mercato dei fumetti è piuttosto tragico!

Basti pensare che le vendite delle testate storiche sono in calo costante, e che le nuove serie lanciate (Adam Wild e Lukas ne sono un esempio) hanno una vita piuttosto breve; questo trend calante viene anche segnalato come un grido di allarme da grandi esponenti del settore, come Marcheselli, Manfredi o Serra. In un contesto così complicato, dove vengono sfoltiti i ranghi dei team creativi, ha davvero senso lanciare nuove testate? Non sarebbe più opinabile concentrarsi sulle serie già note e apprezzate e dar loro maggior cura? Da poco è stato immesso sul mercato un nuovo personaggio, Morgan Lost, nato dalla fantasia del visionario Chiaverotti; è innegabile il carisma e il fascino di questo nuovo eroe, ma riuscirà a far breccia nel cuore dei lettori? Personalmente adoro il mondo distopico ideato da Chiaverotti e compagni, così come la personalità complessa e caleidoscopica di Morgan, ma la domanda, per quanto flebile e spaventata, mi arriva alle labbra : quanto sopravviverà?

La Bonelli, per darvi un’idea, ha da sempre un mercato estero forte nei Balcani, specialmente in Serbia. Ultimamente proprio dalla Serbia, quando esce un nuovo prodotto, vengono chieste dai lettori garanzie sulla durata e il prezzo dell’albo, in modo da capire quanto esborso richiederebbe un’eventuale collezione e sopratutto se iniziare ad accollarsi una spesa che potrebbe terminare bruscamente; questo accade nel mercato nostrano, basti pensare al costo di un albo Bonelli e al suo potenziale mercato dell’usato. Le grandi saghe americane (Civil War, Guerre Segrete, Knightfall, Red Son) hanno ancora oggi un discreto costo, ma le serie Bonelli hanno dei prezzi piuttosto bassi, il che non invoglierebbe un acquisto in ottica di investimento.

UNA MINORE DISPERSIONE DEI TEAM CREATIVI E UN IMPATTO PIÙ GESTIBILE SULLE TASCHE DEL LETTORE POTREBBERO AIUTARE LA BONELLI AD USCIRE DA QUESTO PERIODO BUIO

Il parere del sottoscritto è che la Bonelli può ancora invertire questa tendenza, ha molto da offrire al fumetto non solo italiano ma anche mondiale. La strada per la salvezza potrebbe essere quella di puntare inizialmente sui lettori storici, quelli legati alle serie di punta della casa editrice, ringraziandoli del fedele sostegno con storie all’altezza dei personaggi che tanto amano; è accettabile che dopo tanti anni di vita editoriale ci sia un lieve calo nelle trame, ma questo può essere ovviato tramite un attento programma di assunzione di sceneggiatori validi e con idee forti, anche gettando un occhio oltre i confini, tentando collaborazioni eccellenti ed importanti con maestri del fumetto. Allo stesso modo andrebbero limitate le uscite parallele all’interno delle serie, in modo da non disperdere il capitale creativo e al contempo non allontanare lettori che potrebbero spaventarsi di fronte ad una crescente spesa per seguire la continuity del proprio eroe (la crisi c’è per tutti, d’altronde): il credo della Bonelli deve essere “più qualità, meno quantità”, l’obiettivo riconquistare in primis la fiducia e il sostegno dei fan storici. Ci sarà anche spazio per nuovi personaggi e nuovi progetti, ma non ora; se proprio si volesse tentare un qualcosa di nuovo, personalmente rimetterei in sesto i Romanzi a fumetti, che oltre a dare vita a Dragonero (l’unico nuovo personaggio fin’ora valido) avevano anche presentato storie interessanti, sia in un’ottica di volume one-shot che come apripista per nuovi personaggi (come vorrei vedere una serie su Sygma!).

Per ora la situazione è dura e complicata, ma dopo anni che seguo la Bonelli e i suoi personaggi voglio credere in loro, nella passione e nella professionalità che ha da sempre contraddistinto la casa editrice di Mister No, Martin Mystère, Zagor, Dylan Dog, Nathan Never, Tex e tanti altri eroi che hanno accompagnato i nostri sogni di adolescenti e continuano ancora oggi a regalarci qualche emozione.

UPDATE:  se avete letto fin’ora, sapete quanto fossimo preoccupati (e spaventati) per la situazione dei comics Bonelli. Un anno dopo abbiamo deciso di riparlare della questione, cercare un cambio di rotta: se siete curiosi, e dovreste, lo potete trovare qui !

Inviato Speciale e Nerd di alto lignaggio, le sue prime parole sono state “spazio, ultima frontiera”; ha indagato nei misteri della galassia con R. Daneel Oliwav e cavalcato vermi delle sabbie su Dune, salvo poi venire arruolato nella Flotta Stellare e arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima. Esperto di Warhammer 40k, Star Trek e Star Wars,appassionato di rpg, rts e fps, vi mostrerà cose che voi nerd non potreste immaginare.

Leave a Reply

Lost Password