DYLAN DOG N.347 “GLI ABBANDONATI” – Recensione

FUMETTI

USCITA: 29/07/2015 -- SOGGETTO E SCENEGGIATURA: PAOLA BARBATO -- DISEGNI: GIANPIERO CASERTANO -- COPERTINA: ANGELO STANO -- CASA EDITRICE: SERGIO BONELLI

DYLAN DOG: LA SOLITUDINE DELLE COSE!

Dylan-Dog-347-copertinaVoglio cominciare questa recensione con un piccolo pensiero personale: leggo Dylan Dog dai tempi del suo primo numero L’alba dei morti viventi, anche se sarebbe più corretto dire che leggevo, infatti la mia passione per l’indagatore dell’incubo si è spenta intorno al numero 233, uscito ormai molti, molti anni fa. Questo stop volontario era stato dettato da molteplici fattori, forse il più incisivo era stato la totale perdita di originalità nelle storie, che risultavano ormai totalmente anonime da un po’ di mesi. Decisi così di prendermi una lunga pausa durata fino all’albo numero 347 intitolato Gli abbandonati.

Come mai quindi ho deciso di riprendere a leggere Dylan Dog?

Perchè Dyd e Groucho mi hanno accompagnato per anni, come quegli amici con cui cresci e che ti sono sempre affianco; Bloch per me era lo zio burbero ma buono, Xabaras l’antipatico che non puoi fare a meno di vedere, insomma erano la compagnia cartacea della mia adolescenza, i fedeli compagni di tante, straordinarie avventure in una Londra e in un tempo che, leggendo oggi, mi sembrano lontanissime e mi danno un po’ di nostalgia!

Immaginate la mia sorpresa quando, nelle prime pagine, mi ritrovo un Dylan alle prese con uno smartphone che odia (strano), un ispettore Bloch in pensione, che collabora con un Jenkins in tenuta d’appartamento davanti ad un PC con tanto di auricolare Bluetooth! Sono rimasto semplicemente basito davanti a tutti questi cambiamenti! Mi sembrava di aver lasciato solo ieri la fortunata serie Bonelli a prendere polvere e invece il tempo è scappato via velocemente con i miei amati personaggi che si sono evoluti e sono andati avanti nelle loro vite cartacee anche senza di me.

Ma mettiamo da parte la nostalgia e torniamo in tema dedicandoci della recensione di questo nuovo albo.

Come lo ho preso e visto la copertina disegnata da Angelo Stano, devo ammettere che il mio primo, rassegnato pensiero è stato “Ok! un altra storia senza arte ne parte”, invece dopo le prime pagine mi sono dovuto ricredere! Sarà la nostalgia o qualcos’altro, ma ho trovato la nuova avventura di Dylan e amici molto bella, se non altro originale per alcuni versi.

Il nostro indagatore dell’incubo in questo nuovo caso sarà alle prese con la sparizione misteriosa ed improvvisa di una donna che, stando alle testimonianze, è stata risucchiata da una sorta di apertura bidimensionale! Con l’aiuto di Jenkins, che da casa raccoglie informazioni, Bloch si offre di accompagnare Dylan in questo caso (siamo sicuri che si sia ritirato?); i due investigatori vengono a sapere in seguito che non si tratta della prima sparizione insolita avvenuta in quella zona, ma sono già numerose le persone sparite nel nulla in quello che sembra un piccolo paese abbandonato da tempo di nome Wynbring, nato nei pressi del aeroporto internazionale di Southend intorno alla prima guerra mondiale.

tavole dylan dog 347

Il perché è il percome sta a voi scoprirlo piano piano nelle pagine inchiostrate da Giampiero Casertano con un tratto pulito e preciso in cui i dettagli dell’ambientazione trovano risalto, il soggetto e la sceneggiatura invece sono di Paola Barbato, che ringrazio personalmente per avermi fatto tornare la voglia di leggere Dylan Dog con la sua ottima storia, che promuovo con una sufficienza abbondante anche se un voto più alto non stonerebbe affatto, ma come sapete il parere personale è spesso diverso a seconda del lettore.

Aspetto quindi impaziente la prossima avventura in uscita il 28 di agosto ed intitolata La mano sbagliata, mentre con voi ci vediamo alla prossima recensione del nostro indagatore del incubo preferito…. forse anche un po’ perché è l’unico!

6.5

Discreto

Videogiocatore già dalla tenera età di 5 anni (ricorda ancora quando accompagnava suo nonno a giocare a carte al bar nel pomeriggio e si spendeva le 1000 lire che gli regalava al videogioco di turno.) dopo anni di sacrifici e sogni infranti riuscì ad avere la sua prima macchina da gioco casalinga, aveva 11 anni ed era un bellissimo Commodore 128. Amante del fantasy in tutte le sue sfumature, tanto da sognare di vivere un giorno nella terra di mezzo oppure di studiare a Hogwarts, terribilmente malato di MMORPG, una piaga che lo colpì quando iniziò a giocare a Dark Age of Camelot nelle fantastiche foreste di Hibernia.

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