GOTHAM

SERIE TV E TELEFILM

GOTHAM: ALL’ORIGINE DEL MITO DEL CAVALIERE OSCURO!

Quando iniziarono a girare le notizie su un nuovo telefilm ambientato nel mondo di Batman il mio senso di pipistrello (Peter Parker ha il senso di ragno e io non posso aver quello di pipistrello?) ha preso a fremere, speranzoso di poter avere una nuova serie che si andasse a inserire nel nascente universo televisivo di casa DC. Sui nostri schermi sono già approdati Arrow e Flash e, visto come i due eroi sono legati, mi immaginavo che anche un giovane Bruce Wayne si sarebbe unito al gruppo.
Peccato che quando le notizie si sono fatte più dettagliate, ho scoperto che il telefilm sarebbe iniziato con la morte dei coniugi Wayne (ops, ho mica spoilerato?), il che si traduce nella giovanissima età di Bruce, quindi addio alle possibilità di team up con Barry e Oliver!
Insomma, ha senso guardare una serie basata su Batman in cui Batman nemmeno esiste ancora? Il mio iniziale approccio è stato condizionato dallo sconforto; insomma io sono cresciuto con Batman che se le suona con Joker e Pinguino, e tenete conto che da bambino guardavo il telefilm psichedelico con Adam West, quindi è devozione pura. Per non farmi guidare dai pregiudizi, ho deciso di guardare almeno il primo episodio e aspettare a giudicare; sarà che la delusione era comunque già li che aleggiava, ma a metà dell’episodio la mia ferrea volontà è uscita a farsi un giro e ho spento. Al momento mi sembrava di avere a che fare con un nuovo serial che avrebbe demolito il Cavaliere Oscuro, senza alcun rispetto; a cambiare la situazione è sopraggiunto un periodo in cui mi mancavano telefilm da guardare (si lo so, è un dramma per noi nerd, ma a volte capita) e, complice il finale della prima stagione di Gotham, ho deciso di farmi una full immersion nel crimine della città di mister Wayne e provare ad eliminare i preconcetti che mi avevano fregato al primo tentativo.

Il cast principale fa la sua trionfale apparizione

Il giovane James Gordon, appena tornato a Gotham City dopo un lungo servizio come soldato, entra nella polizia, venendo assegnato alla squadra omicidi e affiancato al più anziano detective Harvey Bullock. Il padre di Gordon era un procuratore distrettuale, integerrimo e noto per non farsi intimorire da nessuna minaccia; fedele agli insegnamenti del padre, anche James perseguirà la giustizia ad ogni costo. Non sarà un compito facile in una città in cui il corpo di polizia è in mano alla mafia, in cui tutti vivono seguendo un solo principio: testa bassa. Non è difficile vivere con questa massima, ma visto che a Gotham la povertà è un male comune, la gente tende a sopravvivere nel più totale silenzio circondata dall’illegalità.
Ovviamente un giovane idealista come Gordon, deciso a fare sempre la cosa giusta, questa società marcia non va proprio a genio, al punto che decide di schierarsi in prima linea per cambiare le cose; non sarà certo facile, visto che il suo stesso collega sembra più interessato a rimanere vivo che non a risolvere casi. La mafia di Gotham, divisa tra la famiglia Falcone e il clan Maroni, è sul piede di guerra, e un nuovo misterioso personaggio sembra deciso a scalare la vetta della malavita cittadina.
Fin qui sembra che Gotham si presenti più che altro come un telefilm poliziesco, quasi un noir, più vicino alle atmosfere de I soprano che non a quelle di Arrow. Se vogliamo essere puntigliosi, un telefilm che cerca di attirare degli appassionati di Batman dovrebbe offrire loro le avventure del Cavaliere Oscuro, cosa che, apparentemente, in questo serial non accade. Ma allora perchè guardare Gotham?


IL MERITO DI GOTHAM E’ DI PRESENTARE IL MITO DI BATMAN SOTTO UNA LUCE TOTALMENTE NUOVA


Perchè l’origine di Batman , la nascita del suo senso di giustizia e il suo impegno nel difendere al sua città coincidono con l’inizio di Gotham, sono la molla che spingerà sia Bruce Wayne a prendere coscienza di se che James Gordon a iniziare una crociata per cambiare la città che ama, a costo di rischiare la vita. Non abbiamo più un telefilm in cui tutto ruota attorno a Batman, stiamo assistendo alla sua nascita, assieme a quella di alcuni suoi alleati e di molte sue nemesi; la vera protagonista di tutto è Gotham, la città che nelle sue viscere offre rifugio alla malavita, nasconde i più oscuri segreti e che, come un tumore, si diffonde al punto di soffocare chiunque si opponga alla sua natura meschina e prevaricatrice.
Guardare Gotham vuol dire conoscere ancora meglio Batman, assistere, in una nuova chiave, alla nascita di personaggi iconici nelle avventure del Pipistrello, quasi stessimo giocando ad una caccia al tesoro in cui ogni minimo riferimento ai fumetti diventa un tassello con cui ricostruire l’epopea del Cavaliere Oscuro.
Il rischio in un’operazione simile è di stancare i fan più accaniti di Batman, pronti a sbuffare per l’ennesima storpiatura della storyline fumettistica oppure lamentarsi perchè tutto sa di già visto, o meglio già letto.
In questo Gotham mi ha sorpreso. Ormai ho fatto pace col nerd isterico che si dispera ogni volta che un film o un telefilm stravolge la continuity di un fumetto, conscio che raccontare storie nuove a volte significa anche narrare in maniera diversa qualcosa di già scritto.

Ecco la coppia di sbirri più odiata del GCPD!

Conoscere il commissario Gordon da giovane, poco più di una recluta, è stimolante e affascinante; non è la leggenda del dipartimento che ricordo, è la mosca bianca che cerca di stravolgere tutto, intenzionato a cambiare i fragili equilibri che sostengono la marcia società gothamita. A tratti potrebbe risultare quasi fastidioso nel suo voler a tutti i costi smascherare gli intrighi dei padroni di Gotham City, ma questa sua vena di onestà è anche la forza del personaggio; lo vedremo sconfitto, andrà incontro a delle scelte morali difficili e con risvolti profondi nella sua vita personale, eppure cerca sempre di seguire la sua rotta, senza cader preda di malefiche sirene intenzionata a traviare anche la sua anima. Non mancheranno momenti in cui anche lui, in nome di un bene superiore, dovrà scendere a patti col diavolo, ma saranno le ripercussioni che queste scelte avranno sul suo animo a dare spessore ad un personaggio che raramente, nei 75 anni di vita editoriale di Batman, abbiamo visto così messo a nudo, fragile nella sua tenacia. Anche le sue relazioni personali sono mosse dalla sua bussola morale, che lo porta a comportarsi secondo i suoi parametri di giusto e corretto, spesso preferendo sacrificare qualcosa per sé in modo da fare la cosa giusta; Gordon è reale, umano, un personaggio positivo ma anche pronto a lasciare emergere un lato più oscuro della sua personalità all’occorrenza. A dare emotività a questo giovane detective è stato chiamato Benjamin McKenzie, noto ai più per la serie The O.C., che riesce a fornire una sorprendete espressività, passando dallo sguardo pacato di un dialogo tra amici alle facce più curiose durante attimi di imbarazzo, senza risparmiarsi quando la situazione richiede un approccio più duro; si ha la sensazione che Bruno Heller (creatore della serie, già padre di The Mentalist) abbia disegnato il personaggio di Gordon pensando proprio a McKenzie.
Ma ogni eroe ha bisogno di una spalla, e Gordon hanno affiancato Bullock. Come nei fumetti e nei film, il detective Bullock sguazza nella malavita di Gotham, è il suo elemento; sa come nascondere una prova, conosce a chi non conviene pestare i piedi e sa come evitare di fare il proprio dovere. Contrariamente alle sue precedenti incarnazioni, in Gotham Harvey Bullock non sembra godere troppo di questa sua familiarità col sottobosco criminale gothamita; ha qualche aggancio, fa dei piccoli favori, ma ha uno spirito rassegnato e stanco, quasi prosciugato da tutti gli anni di compromessi fatti per rimanere uno sbirro vivo a Gotham. Un aspetto trasandato e la fiaschetta di alcol sempre con se sembrano essere le sue caratteristiche più evidenti, così come la sua iniziale avversione a fare coppia con Gordon e il tentativo di addestrare la recluta alla sopravvivenza, anche a costo di dimenticare il distintivo; ad un primo impatto sembra lampante che Harvey sia schierato coi cattivi, dalle sue frequentazioni ai consigli dati a Gordon sembra portare tutto in quella direzione, complice anche l’atteggiamento menefreghista sul lavoro. Ma sembra che a Gotham tutti possano risorgere, basta un singolo evento per mettere in moto un processo di mutamento interiore mirato a cambiare gli animi, anche i più corrotti. Di questa rinascita beneficia anche Bullock, spinto sicuramente dal suo collega; durante le puntate vedremo come Harvey passa da un odio verso il suo partner ad un progressivo affetto, che lo porterà a rinnegare il suo atteggiamento cinico e distaccato, mantenuto solo per attaccamento alla maschera, a favore di un più deciso impegno a cambiare le dinamiche del dipartimento. In una puntata scopriremo anche che, qualche anno prima, fu proprio Bullock a cercare di cambiare il dipartimento, ma smise di lottare quando la corrente contraria si fece troppo forte; per Harvey aiutare James è una seconda occasione, una redenzione a lungo attesa. Il ruolo di Bullock è quello dello sbirro più vecchio, scafato che sa come muoversi nella città, ma ha anche il compito di ironizzare per riportare il tutto su un più piano leggero, anche se con una vena cinica; Donald Logue ci offre un Bullock meravigliso, diviso fra due mondi e riluttante a schierarsi, ma alla fine prenderà una posizione, una scelta che vedremo maturare anche nelle sue espressioni, passando da smorfie di sopportazione a sguardi di complicità e intensa partecipazione.

Passo malfermo e mente acuta: Pinguino è pronto a conquistare Gotham!

La vera rivelazione è pero la scelta del cattivo per la prima stagione. Tra tutti i potenziali avversari del Cavaliere Oscuro la scelta è ricaduta su un giovane Oswald Cobblepot, incarnato da Robin Lord Taylor, in un’incarnazione davvero interessante. Anche Cobblepot viene introdotto in Gotham come un giovane intenzionato a scalare la società criminale, contando sulla sua arguzia e la sua predisposizione per l’intrigo. In tutta la prima serie vedremo come il nostro Cobblepot decida di non fare più il tirapiedi ma diventare il nuovo re della criminalità di Gotham, scegliendo di usare il soprannome usato come offesa dai suoi detrattori come nome d’arte: Pinguino! La bravura di Taylor nel saperci offrire un Pinguino così poliedrico e disturbato, sempre pronto a tramare e con una gamma di espressioni impressionanti è notevole, è forse l’arma vincente della prima stagione; la capacità di sopravvivere agli intrighi della mala cittadina è un dono che Pinguino usa con intelligenza, ma che in certi puntate sembra forzata, quasi un obbligo di copione.
Rimane però uno dei personaggi più interessanti della serie.

Il giovane Bruce Wayne riuscirà a scoprire cosa si cela dietro l'omicidio dei genitori?

Altra rivelazione è Alfred Pennyworth, il fido maggiordomo di casa Wayne. Sam Pertwee ha il difficile compito di dare vita ad un Alfred complesso, alle prese con un pesante passato da soldato dell’ SAS (i corpi speciali britannici) e il suo ruolo di tutore di Bruce Wayne. Inizialmente sembra che Alfred non sappia nemmeno come reagire, anche lui affranto dalla morte dei coniugi Wayne; dover gestire un adolescente apparentemente problematico lo spaventa, si sente inadeguato e cerca di supplire a questa sua paura con l’unico modo che conosce: la disciplina militare. Per le prime puntate Pertwee conferisce al suo Alfred una durezza d’espressione totale, chiuso e rigido al punto da risultare quasi odioso, tanto che il suo rapporto con Bruce sembra basato più sulla soggezione che non sulla complicità cui siamo abituati; al giro di boa della mid-season l’approccio con il signorino Bruce cambia, Alfred riesce ad aprirsi e a comprendere cosa spinga il suo protetto a sfidare i propri limiti, ne diventa complice e inizia ad addestrarlo anche al combattimento, convinto che sia una valvola di sfogo per il dolore.
La realtà è che il giovane Wayne sta affrontando la morte dei genitori come se fosse un’indagine, spinto anche dall’entusiasmo del detective Gordon, che si impegna a risolvere il caso per salvare l’anima di Gotham. Spingersi ai limiti, affrontare le proprie paure sono modi per rafforzarsi, per non cedere alla facile tentazione di vivere con la paura come unica compagna; assistiamo alla nascita di Batman, impegnato nella sua prima indagine, quella sulla morte dei genitori e la relazione che la Wayne Enterprise ha con la mafia locale. David Mazouz deve infondere al suo Bruce un’anima complicata, divisa fra il suo volere essere un ragazzo normale e il suo crescente senso del dovere, passando per un forte senso di vendetta e la volontà di non essere più debole; Mazouz riesce ad essere quasi sempre all’altezza del suo ruolo, lavoro abbastanza complesso per un giovane attore.

Eppure il nome Selina Kyle non mi è nuovo.....

Difficoltà che sembra non affliggere Camren Bicondova, impegnata a vestire i panni di un’adolescente Selina Kyle, orfana di strada costretta a sopravvivere dedicandosi a piccoli furti. Entrerà nel gruppo dei protagonisti perchè unica testimone (almeno apparentemente) dell’omicidio Wayne, divenendo oggetto dell’interesse di Gordon e unica amica di Bruce, nonché sua compagna di avventure. La Bicondova riesce a incarnare una Selina convincente, sempre perfetta nel suo ruolo di ragazzina di strada indipendente e comunque fragile, non del tutto pronta ad affrontare la dura vita della piccola criminalità, da un lato schiacciata ai boss più potenti e dall’altro inseguita dai pochi poliziotti onesti.


UN BUON CAST RIESCE A DARE VITA A UN SERIAL COINVOLGENTE E ABBASTANZA FEDELE AL CANONE FUMETTISTICO


Non mancheranno anche altri riferimenti a personaggi della saga di Batman, anche se per il momento relegati al ruolo di citazione oppure appena abbozzati. Se per tutta la stagione abbiamo visto comparire ogni tanto il sicario Victor Szazs (perfetto, forse il più azzeccato di tutti i personaggi) sul finire della stagione entrano in scena Lucius Fox (e chi conosce Bats sa cosa può significare!) e Harvey Dent (giovane procuratore onesto e intenzionato a eliminare le due facce di Gotham), mentre in una puntata compare un giovane squilibrato con tendenza alla battute e con una risata decisamente inquietante (si accettano scommesse su chi possa essere). Facendo attenzione, noi fedeli seguaci di Batman troveremo delle trame di Gotham piccoli indizi su altri villain che potrebbero presto venire a bussare alla porte di Bruce e Gordon, quasi che gli sceneggiatori abbiano deciso di stuzzicare il fumettaro che si annida negli spettatori; menzione d’onore per il tecnico di laboratorio del dipartimento, il curioso Edward Nygma, appassionato di enigmi e dal peculiare approccio sociale, sempre pronto a iniziare i suoi discorsi con un simpatico enigma, al punto da essere soprannominato Enigmista dai colleghi (e qui iniziano i sorrisini dei seguaci di Batman).

Il più fedele alla controparte cartacea rimane Victor Zsasz

Tutti questi nomi noto inseriti a questo punto della vita di Bruce Wayne potrebbero rendere Gotham sgradita ai puristi delle storie di Batman, eppure hanno una loro credibilità, sono ben inserite e se non conoscessimo la storia di Pinguino, Enigmista e Catwoman potremmo anche accettarle senza battere ciglio; come anni fa fu Anno Uno a darci una dimensione inedita per le delle nuove origni di Batman e compagni nel canone fumettistico, oggi Gotham vuole fare lo stesso per degli spettatori intenzionati ad avvicinarsi al mondo del Pipistrello. Il fatto saliente di tutto il corpus di Batman, l’omicidio dei genitori, è corretto, arriva al momento giusto e riesce a dar origine ai due fattori alla base del mito del Cavaliere Oscuro: la presa di coscienza di Bruce e l’impegno di Gordon per risanare Gotham City. L’inserirsi di altri personaggi nel contesto narrativo può differire da ciò che abbiamo imparato a riconoscere come l’ordine storico di Batman, ma anche la versione presentata in Gotham ha la sua organicità, offrendo una versione nuova e comunque godibile e credibile, guidando anche lo spettatore già appassionato dei comics DC verso una storia che possa attirarlo sia per la sua originalità che per la sua familiarità con nomi e situazioni con cui si ha già dimestichezza.
Sono fermamente convinto che Gotham sia una rivelazione, il cui unico difetto al momento sia quello di essere staccata dal resto dell’universo televisivo della DC, il che rende complesso, se non addirittura impossibile, il crearsi di un folto gruppo di supereroi sul piccolo schermo (si, parlo della Justice League); la buona notizia è che Gotham è stata riconfermata per una seconda stagione, soprattutto visto il finale, un cliffhanger davvero emozionante e che lascia lo spettatore a bocca aperta!

E sul finale, ecco il potenziale Joker!

Gotham riscrive le origini di un mito, ma riesce a farlo con intelligenza e credibilità; la Gotham City in cui si muovono i protagonisti è reale, credibile, e gli stessi personaggi riescono a appassionare lo spettatore grazie al loro realismo. EVOCATIVO

Good

  • Abbastanza fedele al canone fumettistico
  • Attori adatti al proprio ruolo
  • Trama appassionante

Bad

  • Alcuni colpi di scena sono un pò forzati
  • Certi di nemici di Batman compaiono troppo presto
8.5

Ottimo

Inviato Speciale e Nerd di alto lignaggio, le sue prime parole sono state “spazio, ultima frontiera”; ha indagato nei misteri della galassia con R. Daneel Oliwav e cavalcato vermi delle sabbie su Dune, salvo poi venire arruolato nella Flotta Stellare e arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima. Esperto di Warhammer 40k, Star Trek e Star Wars,appassionato di rpg, rts e fps, vi mostrerà cose che voi nerd non potreste immaginare.
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