Punisher Collection: Bentornato a casa Frank – Recensione

FUMETTI

BENTORNATO A CASA FRANK – PALLOTTOLE E GIUSTIZIA

La maggior parte di voi avrà già finito (alcuni anche da parecchio) di vedere la nuova serie nata dall’accordo Marvel e Netflix: Marvel’s The Punisher con protagonista Jon Bernthal. I lettori di fumetti più navigati, però, avranno notato che il personaggio ritratto nella serie non è proprio quello che si ha modo di leggere nei fumetti, ma è un cambiamento ragionevole dovuto all’adattamento per un media che ha delle caratteristiche diverse dal fumetto. Per chi invece non ha avuto ancora modo di addentrarsi nelle letture Marvel dedicate al Punitore, Panini Comics corre in vostro aiuto con la Punisher Collection, una collana mensile antologica che raccoglie le migliori storie dedicate al personaggio in comodi cartonati soft touch alla quale l’editore ci ha ormai abituati. La collection è iniziata da poco più di un mese e ad inaugurarla è stato il primo volume delle run MAX di Jason Aaron, mentre il secondo cartonato raccoglie i 12 albi che compongono la miniserie Marvel Knights di Garth Ennis e Steve Dillon. Ed è proprio di questo volume che andremo a parlare oggi ovvero Punisher Collection: Bentornato a casa Frank.

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Difficile non conoscere l’accoppiata Ennis/Dillon, duo artistico che ha contribuito all’evoluzione che Vertigo ha apportato al mondo del fumetto durante gli anni 90. I due britannici nel 2000, mentre si apprestavano a concludere quel folle viaggio alla ricerca di Dio che è Preacher, si cimentano in un nuovo progetto sotto la Marvel Comics dando vita ad una serie sul Punitore dai toni maturi e violenti. Le storie di Ennis e Dillon vennero pubblicate sotto l’etichetta Marvel Knights, un marchio nato per rendere più appetibile ai lettori i personaggi meno popolari tramite miniserie dai toni adulti e soprattutto prodotte da grandi nomi del fumetto dell’epoca. Tale progetto editoriale si evolverà poi nell’etichetta MAX sotto la quale Ennis continuerà a scrivere storie dedicate al Punisher, ma con altri disegnatori, e così fu anche per Dillon, che prestò la sua matita per le storie di Aaron.

Punisher Ennis Dillon

Da sinistra verso destra: Garth Ennis e Steve Dillon

E’ inutile soffermarsi troppo sulle origini di Frank Castle, un ex-marine che dopo aver assistito alla morte della propria famiglia da parte di una gang mafiosa, decide di rendere pan per focaccia alla criminalità di New York. All’inizio di Bentornato a casa Frank, Castle è appena tornato nella grande mela per riprendere la sua attività da spietato vigilante. Vi chiederete a questo punto “Perché tornato? Dov’era prima?” e a questa domanda Ennis risponde con un dialogo del Punitore che appena accenna alla discutibile miniserie Punisher: Purgatorio, storia in cui Castle si suicida e viene assoldato da forze ultraterrene: “Una volta ho dato uno sguardo al Paradiso. Me lo hanno mostrato gli Angeli. L’idea era che uccidessi per loro. Ripulire i loro errori sulla Terra e alla fine redimermi. Ho provato. Non mi è piaciuto. Gli ho detto dove potevano ficcarselo.

Punisher 2

Punisher non si perde in convenevoli nell’ambientarsi nuovamente all’interno della grande mela e quindi già dal primo numero stermina la metà di una delle famiglie mafiose più importanti di New York: gli Gnucci. Anche se il nome di Ennis non fosse stato scritto nei credits del volume, è praticamente impossibile non riconoscerlo per via della sua comicità grottesca e la scena che vi sto per raccontare ne è un esempio perfetto. Nel primo albo del volume, Castle lancia uno degli Gnucci, legato come un salame, dalla cima del Empire State Building, facendolo schiantare dopo un volo di ben 440 metri. Nel numero successivo ci viene mostrata quella che è la sagoma disegnata dalla scientifica per il cadavere e… è inutile continuare a spiegarvelo a parole, guardate l’immagine sottostante. L’intero volume è pieno di questa violenza esagerata e volutamente grottesca, a volte senza una motivazione dietro, semplicemente per il gusto di esserlo. Se avete amato Preacher nella sua “esagerata esagerazione”, difficilmente non apprezzerete questo volume, che riprende quella violenza assurdamente comica. Questa storia, però, è comunque meno sregolata, magari per le esigenze imposte dalla Marvel, ed infatti molte scene crude non ci vengono mostrate chiaramente, come invece avveniva nel già citato Preacher.

Punisher 1

Ma Bentornato a casa Frank non è solo sparatorie, mazzate e fiumi di sangue, Ennis cerca comunque di inserire un sottotema profondo, che con il passare dei numeri si fa sempre più evidente: la giustizia. Il ritorno di Castle risveglia, in alcuni cittadini di New York, un forte bisogno di giustizia, che non viene soddisfatto dal dipartimento di polizia locale, corrotto ed idiota, e sfocia in una risoluzione personale compiuta da alcuni soggetti che, come il Punitore, si sentono in dovere di rendere il mondo migliore secondo i loro ideali. Nascono infatti ben 3 vigilanti: il Santo, Mr. Vendetta ed Elite, persone totalmente distanti l’uno dall’altro, al livello di estrazione sociale e mentalità, ma non nel modo in cui portano “giustizia”. Il santo è un prete che uccide i criminali di cui ascolta le confessioni, invece Mr. Vendetta è un ragazzo della strada che incolpa e massacra i piani alti delle multinazionali, mentre Elite è un residente di un quartiere ricco di NY che non sopporta alcun gesto inelegante che tenda ad insozzare il vicinato. Questi individui seguono quello che è il concetto più puro, filosoficamente parlando, di giustizia ovvero “la volontà costante e perpetua di dare a ciascuno il suo diritto”, un enunciato che pone quindi l’accento su un punto di vista prettamente soggettivo rispetto a quello di giustizia legale, che prevede invece un aspetto oggettivo per cui un’azione è giusta se conforme ad una regola valida, ovvero la legge.

Punisher 4

Il problema del primo concetto di giustizia esposto riguarda proprio il suo carattere soggettivo, Elite, il Santo e Mr. Vendetta hanno i loro obiettivi da eliminare, per soddisfare il loro ideale di giustizia, e ciò porta i 3 a non riuscire a compattarsi in un team che potrebbe realmente fare la differenza. Il Punitore, che anche egli segue il suo personale ideale di giustizia operando al di sopra della legge, nel momento in cui incontra questi 3 vigilanti agisce in maniera ipocrita, non sopportando la presenza di altre persona come lui, altri dannati. In questo volume trovate anche uno scambio di battute reso noto dalla seconda stagione della serie Netflix dedicata Daredevil, ovvero quella in cui il diavolo di Hell’s Kitchen, incatenato su un tetto di un palazzo, discute col Punitore del suo modo di agire e che sottolinea il discorso fatto poc’anzi paragonando la giustizia legale a quella personale. Uno dialogo tra un individuo che fa della legge il suo pane quotidiano, Matt Murdock, e uno che dalla legge ne è rimasto profondamente deluso, Frank Castle. Il tutto viene poi narrato tramite una soluzione grafica serrata con uno scambio continuo di inquadrature fra i due personaggi. Nonostante questo tema, il volume rimane comunque una storia prettamente di intrattenimento che tende a far divertire il lettore mostrandogli un Frank Castle più spietato che mai, e quindi godibile anche per chi vuole spegnere un po’ il cervello.

 

Punisher 3


Bentornato a casa Frank è un volume con una doppia personalità: se da un lato abbiamo intrattenimento puro con il Punitore che tra proiettili e sangue elimina una delle più importanti famiglie mafiose di New York; dall’altro lato abbiamo un’importante riflessione sulla giustizia protratta dall’operato sia del protagonista che di altri personaggi che lo emulano. Questi due aspetti si mescolano in una storia che accontenta entrambe le fasce di pubblico che si approcciano a questo volume, sia chi vuole spegnere il cervello leggendo un action ben costruito e ben disegnato, sia chi vuole affrontare un analisi di un tema che nei fumetti dei supereroi è perennemente presente, ma non sempre approfondito.

SCHEDA FUMETTO

  • USCITA IN VOLUME: 16/11/2017
  • SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Garth Ennis
  • DISEGNI: Steve Dillon
  • COLORI: Chris Sotomayor
  • CASA EDITRICE: Panini Comics / Marvel Comics
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7.8

Buono

Studente di Giurisprudenza dell’Università Aldo Moro di Bari, classe 97. Sono da sempre un appassionato di videogiochi, animazione, cinema e fumetti, prediligendo però quest’ultima passione. Preferisco il fumetto americano, ma non faccio distinzioni se si parla di una buona storia. Tra le mie letture preferite? Be’ ve ne sono parecchie, tra tutte posso dire: “Sandman” di Neil Gaiman, “Fables” di Bill Willingham e Mark Buckingam, “Hawkeye” di Matt Fraction e David Aja, “Essex County” di Jeff Lemire, “Pompeo” di Andrea Pazienza, “Devilman” di Go Nagai. Il mio film preferito è sicuramente “The Blues Brothers” di John Landis, mentre il mio film animato preferito è Toy Story… facciamo tutta la trilogia. La passione per il fumetto mi ha anche portato a scoprire i Gorillaz, virtual band britannica creata da Damon Albarn e Jamie Hawlett, creatore del fumetto “Tank Girl”. Per quanto concerne i videogiochi ho sempre prediletto le esclusive Sony e Nintendo, queste ultime hanno un ruolo principale nel mio cuore, in particolare la saga di The Legend of Zelda.

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