Speciale “Le Storie” N°4: Lavennder

FUMETTI

SPECIALE LE STORIE N°4: LAVENNDER

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L’appuntamento estivo con gli albi speciali de “Le storie” giunge al suo quarto anno. A differenza del mensile, gli speciali beneficiano di una foliazione più ampia e il pregio della colorazione. Nel numero in questione, la Bonelli assolda una piacevole aggiunta al team di sceneggiatori. Pure chi non è appassionato di fumetti avrà incrociato, a volte, Giacomo Bevilacqua nella giungla di internet, grazie alle divertenti strisce di “A panda piace“, nate nel 2008 sul web e godenti tuttora di grande popolarità. Tuttavia, Bevilacqua non è solo questo, dimostrandosi innanzitutto un autore poliedrico, e per nulla allergico alla sperimentazione: ad esempio, nel “romanzo-fumetto” “Roma città morta” (Multiplayer Edizioni), dove si rende uno dei protagonisti della storia, disegnando se stesso come reporter di una ipotetica apocalisse zombie nella capitale.

Getto subito la maschera. Essendo la storia di cui parleremo ambientata su un’isola, parte già in vantaggio con chi vi scrive. Penso che sia un contesto perfetto per un ampio ventaglio di soggetti narrativi. Vi dirò di più: se per John Donne “nessun uomo è un’isola”, per me ogni isola ha una storia da raccontare.

All’inizio dell’albo veniamo immediatamente a conoscenza dei due protagonisti, Gwen e Aaron, che si stanno dirigendo sull’isola grazie all’aiuto di Piotr, un membro della Lavennder Tours. L’agenzia è stata trovata su internet da Aaron ed è specializzata nei soggiorni turistici in paradisi naturali. Ci vengono fornite poche informazioni sulla storia del luogo, che risulta alquanto misterioso. Lo stesso Aaron dice a Gwen: “è stata lei (l’isola, ndr) a trovare me”. La coppia di giovani innamorati ha deciso di fare questo viaggio per mettersi alle spalle le preoccupazioni del quotidiano e godersi dei giorni di spensieratezza.


NON VIENE RIVELATO MOLTO DEL BACKGROUND DEI PERSONAGGI. QUESTO NON ANDRA’ A INFICIARE LA QUALITA’ DI “LAVENNDER”, CHE RIESCE A TRASMETTERCI EMOZIONI TRAMITE L’INQUIETUDINE CHE TRASPARE DALLE INQUADRATURE, OLTRE AL “MONTAGGIO” CHE LEGA LE VIGNETTE


Senza spezzare la vostra curiosità, si può certo dire che, in un abito da thriller, la storia porrà il lettore nella posizione di poter spiare i nostri protagonisti, per mezzo degli “occhi” di una foresta che nasconde più cose di quelle che mostra. Le fronde oscurate in primo piano sulle vignette ci danno la sensazione di essere effettivamente nascosti nella selva a osservare i due giovani. Al contempo, durante la loro esplorazione dell’isola, passeremo a immedesimarci nel ruolo di Aaron e Gwen, che seguiremo letteralmente passo dopo passo (molte vignette si concentrano sulle loro gambe), aumentando la tensione man mano che loro si avvicineranno a luoghi più misteriosi. Occhi immersi nel sottobosco a seguire i loro passi o ombre intraviste da una finestra di una casa sull’albero, non c’è differenza: Gwen e Aaron comprendono presto di non essere soli. Pur senza poter ovviamente avere un sonoro o dei tempi di montaggio come in un film, il vissuto di minaccia causato dall’isola viene fatto trasparire in maniera eccellente. Parlavamo del legame tra le vignette: in più di una situazione, potremo vedere la reazione emotiva anticipata nei volti dei protagonisti a un soggetto a noi ancora incognito. Un “raccordo di sguardo” ci permetterà poi di vedere il cambiamento di stato emotivo del personaggio dopo aver osservato quello stesso soggetto che ormai anche noi conosciamo. Il meccanismo è funzionale a generare tensione nelle scene.

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La colorazione di questo albo è magistrale
. I passaggi dal giorno alla notte (e viceversa) sono gestiti con dei morbidi viraggi verso il rosa tenue. Al termine della storia vi sembrerà davvero di aver passato qualche giorno sull’isola. L’uso della luce, che sia anche solo la rifrazione del fuoco di un bivacco, non è lasciato intentato, mentre le ombre vanno a colmare i dettagli dei paesaggi naturalistici e concretizzano le fattezze delle minacce che popolano l’isola. Menzione in più per due tavole di vignette in soggettiva: nel ruolo del protagonista in questione, ci ritroveremo storditi e pieni di sangue, il tutto filtrato da eloquenti immagini in tinta rossa. La “gabbia” bonelliana pare limitare l’autore in qualche situazione, sebbene esso riesca a voltarla a suo favore nei casi in cui può giocare con le gradazioni di luce.
Osservando questo ma anche altri fumetti di “Keison”, ho la sensazione che sarebbero dei perfetti storyboard da cui partire per animare delle avventure grafiche. Lavennder per l’ambientazione mi ha riportato con la mente a Runaway 2: The Dream of the Turtle della Pendulo Studios, ma anche come disegnatore per Daedalic Entertainment Bevilacqua non sfigurerebbe. Chissà che un giorno tutto questo non possa concretizzarsi.
Tornando alla storia, la tensione starà a braccetto con voi fino agli ultimi istanti, perché oltre alla indecifrabilità dell’isola si aggiungeranno antagonisti più concreti, che metteranno a serio rischio l’incolumità di Gwen e Aaron. Proseguiremo dritti verso un finale non scevro di sorprese.

Con Lavennder, lo speciale de “Le storie” si conferma una piacevole sicurezza. Sfruttando la più classica delle ambientazioni, l’isola deserta, Bevilacqua ci porta all’interno di questo paradiso naturale che, con l’avanzare della storia, si trasformerà in una fonte d’inquietudine e minaccia. Gwen e Aaron dovranno affrontare pericoli concreti e paure forse solo immaginate. La colorazione contribuisce a immergerci nell’isola, che sia il calare della notte o il perdersi in una radura della foresta il soggetto del nostro osservare. La progressione della storia conduce a un finale inaspettato. Siamo di fronte a un albo che non si perde in ridondanze, raccontandoci una storia avvincente inserita in un comparto grafico che non vi deluderà.

SCHEDA FUMETTO


  • USCITA: 12/07/2017
  • SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Giacomo Keison Bevilacqua
  • DISEGNI: Giacomo Keison Bevilacqua
  • LETTERING: –
  • COPERTINA: Aldo Di Gennaro
  • CASA EDITRICE: Sergio Bonelli editore
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