WAYWARD PINES ST 2 Finale di stagione – recensione

LA SOPRAVVIVENZA DELL'UMANITA' E' SEMPRE PIU' A RISCHIO!

19 Ott 2016

Il ritorno di Wayward Pines nel palinsesto di Sky è stata una gradita conferma per uno show, che partito abbastanza in sordina, ha saputo creare una certa curiosità negli spettatori, soprattutto grazie ad una narrazione che dal thriller ha saputo prendere una connotazione più fantascientifica. Questo approccio ha permesso agli showrunner di arrivare alla conclusione della prima stagione con una serie di colpi di scena che hanno dato il via ad un seguito in cui tutto ciò che pensavamo fosse parte del nuovo corso di Wayward Pines in realtà si sia rivelato una semplice illusione.

Già nel corso del nostro primo articolo dedicato alla seconda stagione di Wayward Pines (che potete leggere qui) avevamo indicato come questi dieci episodi fossero improntati ad una visione più militare e claustrofobica della vita nell’ultima colonia umana; se la Wayward Pines di Burke era una cittadina in cerca di una verità, quella in cui si muove Theo Yelchin è un centro consapevole del proprio ruolo, ma spaventata dall’ombra fallimento e divisa da moti rivoluzionari.


DIMENTICATE LA WAYWARD PINES CHE CONOSCETE, A COMANDARE ORA TROVIAMO LA PRIMA GENERAZIONE


Yelchin è il testimone involontario di un regime totalitario che si prefigge di dominare la vita sociale di Wayward Pines in nome di un fantomatico bene superiore. Hodge ha conferito alla Prima Generazione ed al suo capo, Jason Higgins, un ruolo dittatoriale, con tanto di milizia cittadina agghindata con divise dal taglio abbastanza simile a quelle naziste; l’intenzione di Jason è quella del controllo totale della popolazione, specchio di regimi che la storia ha spesso mostrato. Sembra ironico che nel futuro migliore tanto sperato da Pincher in realtà siano arrivati anche le bassezze umane, i difetti che spesso hanno portato l’umanità a mostrare il lato peggiore di sé.

Jason dovrebbe rappresentare il nemico, il cattivo di questa seconda stagione, ma è una definizione che non si riesce a cucire addosso al giovane; cresciuto da sempre come un predestinato, nei flashback della sua infanzia vediamo come il triumvirato a capo del progetto Wayward Pines sia sempre stato intenzionato a fare di lui un leader, seguendo un’idea di predisposizione genetica che era il pallino di Pincher. La realtà è che il giovane, una volta preso il potere, si dimostra incapace di governare lucidamente, lasciandosi andare a scatti d’ira e paura di decidere nei momenti vitali della cittadina, affidandosi ad un dominio ferreo in nome dell’ideologia del defunto Pincher. Nella prima stagione si era creato un momentaneo momento di equilibrio tra le forze interne alla città, con una sorta di collaborazione tra Burke e Pincher; Jason tenta di fare altrettanto con la forza destabilizzante della seconda stagione, Theo Yelchin, ma il tentativo fallisce.

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Burke era mosso dalla volontà di preservare in primis la propria famiglia, ma Yelchin non ha nulla che lo possa convincere a tentare di lavorare con il giovane dittatore. Ritrovata la moglie, scopre che è risposata con un altro uomo da cui aspetta un figlio; la natura già rocciosa e scontrosa di Yelchin si inasprisce, lo porta ad allontanarsi dall’interesse più ampio della sopravvivenza della razza umana, mettendolo in diretto contrasto con Jason, di cui non condivide nessuna politica. Tra i due si inserisce Kerry, la compagna di Jason, che nel corso della stagione scopriamo esser l’unica persona in grado di far ragionare il capo della comunità. L’apparente calma viene raggiunta grazie alla mediazione della giovane, che riesce però a percepire il pericolo insito nel continuo dominio di Jason. In questi dieci episodi il ruolo di Theo è proprio quello di distruggere il nuovo ordine sociale, forte del suo apparente cinismo e della sua critica al progetto sociale ideato da Pincher. Nei numerosi flashback scopriamo le origini del pensiero dello scienziato, la sua idea e i compromessi che ha affrontato, le minacce e i crimini commessi in nome di una missione che sente affidata a lui solamente.

Viene giustamente affidato un ruolo maggiore anche agli Abi, i futuri umani tornati allo stato ferale. La loro matriarca viene catturata, permettendo a Theo di teorizzare le capacità sociali e mentali degli Abi, intuendo come non sia le bestie che tutti reputano; per quanto ancora privi di un linguaggio evoluto, si tratta di una razza che ha delle potenzialità, e secondo il medico sono loro i meritevoli, coloro che dovrebbero ereditare la terra. Ma anche in questo caso, la mentalità chiusa e limitata di Jason inasprisce i rapporti tra umani e Abi, al punto che, dopo la fuga, la matriarca (ribattezzata Margaret) decide di attaccare gli umani, visti come un pericolo non più ignorabile.

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Wayward Pines diventa una cittadina simbolo del potere che opprime,dove l’eugenetica diventa il primo rifugio per la sopravvivenza. Vedere come giovanissimi vengano spinti a procreare per garantire la propagazione della razza umana è inquietante, oltre ad aprire al dibattito morale su come si possa pensare che solo un individuo che possa riprodursi sia utile alla causa; l’intera struttura sociale della cittadina si basa sul principio dell’utilità, il primo comandamento diventa sii utile a Wayward Pines. È una legge spietata che viene imposta nel momento di massima crisi, quando l’unico modo per sopravvivere è dichiarare il fallimento dell’esperimento e tornare ad ibernarsi; questo momento rappresenta un ironico finale, la soluzione finale della seconda stagione è esattamente quello che avrebbe voluto Pincher, chiudere Wayward Pines e riprovare secoli dopo, ma all’epoca lo scienziato era stato fermato, mentre ora, dopo aver scelto di sacrificare metà popolazione della cittadina, si decide di attuare questo disperato salto nel futuro.

Il problema di questa seconda stagione non sono le tematiche trattate, ma il ritmo con cui sono inserite nel contesto narrativo. La critica ai regimi totalitari, la visione cupa del controllo ossessivo della popolazione e la teoria eugenetica possono anche essere dei temi interessanti, ma inseriti con questa fretta in dieci episodi, cercando di farli passare come principi assodati nella nuova Wayward Pines sembra opera di una sceneggiatura stesa abbastanza rapidamente e senza molta cura; manca un necessario approfondimento con gli eventi che sono occorsi tra la fine della prima stagione e il risveglio di Ben Burke, il metodo di eliminazione così rapido di tutti i personaggi della prima stagione (esclusa la ridicola Arlene) è insensato, toglie non solo un minimo senso di continuità, ma la scriteriata uccisione di personaggi che erano ben delineati e che, teoricamente, avevano un grosso rilievo nella vita di Wayward Pines sembra un’operazione senza senso!

Anche il finale, nella sua interezza, ha il potere di presentare un’eventuale terza stagione (di cui ad ora non si hanno notizie, anche se vige un cauto ottimismo) in cui si ripresenti l’eccidio di protagonisti, come se ogni stagione dovesse avere solo nuovi protagonisti; l’idea sarebbe intrigante , altri show di successo seguono l’idea del rinnovo del cast (pensate a The Walking Dead), ma sarebbe necessario una maggior cura nella gestione delle uscite di scena di personaggi di un certo rilievo.

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Sicuramente la prima stagione di Wayward Pines ha avuto un maggior impatto ed appeal, nonostante una partenza lenta; la seconda stagione inizia subito con troppa foga, si limita a chiudere troppo sbrigativamente le faccende in sospeso eliminando personaggi ormai inutili, come se la sceneggiatura della nuova serie non volesse tenere conto degli eventi precedenti. La più grossa pecca di questi dieci episodi è di aver cercato di imporre allo spettatore dei punti fermi, assiomi su cui non fosse aperto alcun dibattito, cercando di farci affezionare al nuovo eroe, Yelchin, che manca di un carisma sufficiente a non farci rimpiangere l’agente Burke. Il seguito dello show in America si traduce nella sua programmazione estiva, periodo in cui mancano rivali temibili; la programmazione italiana, tra agosto e ottobre, complica la vita, viso che solitamente è il periodo in cui vengono lanciati anche altri serial, più interessanti meglio delineati.

Possiamo solo sperare che un’eventuale terza stagione venga creata tornando ai livelli della prima stagione, con una maggior cura alla trama e senza lasciare delle domande insolute che rischiano di minare l’impianto narrativo della serie stessa.

In questo clima di stato di polizia si sveglia il dottor Theo Yedin, risvegliato per poter operare una pericolosa terrorrista, una nostra vecchia conoscenza. Il medico si rende subito conto che qualcosa non quadra, soprattutto quando il suo ricordo di una vacanza si sovrappone alla sua presenza in un paesino dell’Idaho; la versione che gli viene fornita (un esperimento sociale governativo) non regge ad una più attenta disamina, e le domande, gli strani eventi e le rivelazioni misteriose di figuri non meglio definiti sembrano mettere in crisi Yedin, che viene subito visto come un pericolo dal capo della cittadina, Jason Higgins, uno dei responsabili della rivoluzione attuata dalla Prima Generazione. Da questo primo incontro, inizia una tensione fra i due, inasprita quando Yedin diventa il medico della città, e nel suo ruolo contesta in modo palese la leadership di Higgins. Avendo già scoperto la verità su Wayward Pines nella scorsa stagione, allo spettatore vengono ora mostrate subito le problematiche legate alla sopravvivenza dell’enclave umana (gli assalti delle aberrazioni, la scarsità di cibo), in modo da mostrare fin da subito come la situazione sia particolarmente disperata.

Hodge riesce a dare un tono decisamente più cupo rispetto alla prima stagione, soprattutto giocando nei primi momenti con le inquadrature che seguono il risveglio di Yedin, offrendo un punto di visto distorto e irreale, specchio dell’agitazione e della profonda inquietudine del personaggio. Grande cura è stata (apparentemente) dedicata anche alla gestione delle emozioni e delle debolezze dei personaggi, proseguendo quell’ottimo lavoro di tensione psicologica iniziata nella prima stagione; Yedin viene reso aggressivo, mentre il presunto leader Higgins sembra un debole nevrotico che usa il pugno di ferro come arma di controllo, mitigato solo dalla continua presenza della sua compagna.

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La seconda stagione di Wayward Pines inizia con una versione al collasso della cittadina, come se la rivoluzione iniziale vista nella prima stagione abbia peggiorato una situazione già grave; i primi due episodi hanno ben chiarito questa piega degli eventi, offrendo allo spettatore una nuova prospettiva da seguire, mantenendo ben radicate tutte le caretteristiche che abbiamo visto nella precedente stagione! Nuovi personaggi, graditi ritorni e una trama intensa e opprimente possono offrirci molto nel nostro ritorno a Wayward Pines!

CONCLUSIONI: Wayward Pines chiude una seconda stagione che perde parte del fascino della precedente. Una trama spesso deficitaria, la fretta di inserire tanti argomenti non tardano ad appensatire la narrazione, a scapito della caratterizzazione e sfruttamento di personaggi che avrebbero meritato maggior spazio; apprezzabile l'idea di cercare di dare maggior spessore alla figura degli Abi, ma il resto della serie non può far a meno di trasmettere un senso di scrittura frettolosa. SOTTOTONO

VOTO FINALE: 6

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