Far Cry New Dawn – Recensione

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Ci siamo! Questa volta tocca a Far Cry New Dawn, spin-off della nota serie targata Ubisoft e seguito a tutti gli effetti del quinto capitolo (che vi ricordiamo è tutt’ora in vendita). Prima di cominciare è bene fare la solita premessa: in questa recensione non ci saranno spoiler di sorta. Parleremo dell’incipit del gioco però, e nel farlo dovremmo per forza di cose accennare alla fine del quinto capitolo. Ragion per cui nel caso non aveste ancora giocato il titolo precedente a Far Cry New Dawn, è mio sentito dovere quello di consigliarvi di saltare la parte relativa alla trama (che anche la prima qui di seguito) e di scendere immediatamente al comparto tecnico. Bene, cominciamo!

Far Cry 5 ci aveva lasciato con un finale esplosivo, nel vero senso della parola. In uno degli ending, una bomba nucleare esplodeva, dando adito alle teorie di Joseph e alla profezia che per tutta la durata del gioco il villain aveva portato avanti. In questo New Dawn sono passati circa diciassette anni da allora, e i bunker creati nel 5 per accogliere i rifugiati in vista dell’apocalisse, finalmente vengono aperti, regalando ai sopravvissuti un’ambientazione mutata, certo, ma tanto fertile e rigogliosa. I sopravvissuti erigono così Hope County, un grande accampamento che vuole anche essere il principio di una nuova civiltà. Le cose non vanno ovviamente come previsto. Da Nord arrivano infatti le gemelle, Lou e Mickey, tributo ai più tipici predoni Milleriani ma in salsa pop, col solo intento di raziare Hope County quel tanto che basta da lasciare ai coloni il tempo di sviluppare nuovamente risorse e beni di prima necessità, per poi tornare e ripetere il ciclo. Insomma: il più tipico giogo post-apocalittico. Qui entra in scena il protagonista: vicecapo di una non ben approfondita resistenza mercenaria, che viene contattato da Hope County a seguito dell’ennesima incursione da parte delle gemelle. Il vice, con l’aiuto del capo della resistenza (che per tutto il gioco si comporta in qualsiasi maniera meno che da capo), dovranno affrontare le gemelle e riportare quindi la pace e la prosperità ad Hope County.

Il dramma di questo incipit risiede anzitutto nell’estrema semplicità. E se è vero che qualche volta semplice fa rima con efficace, non può dirsi lo stesso per quanto concerne l’originalità. E’ un incipit che dà corpo a una trama che di fatto non evolve, e si mantiene su di una quota tristemente stazionaria, insipida, che ad esser positivi dà quanto meno il senso del trito e ritrito. Da un punto di vista narrativo il problema incorre poi nei personaggi e nella loro caratterizzazione, più che mai vuota. Si torna (ancora una volta e nel 2019 sigh!) a un protagonista muto, anonimo, per poi passare a dei comprimari che ormai, nella saga di Far Cry, possono essere descritti come l’archetipo di quelle classiche macchiette un po’ edgy che ti tengono per mano e ti guidano per tutta la durata del gioco, dicendoti dove andare, cosa fare e come farlo. Anche se il dolore più grande lo si prova quando si viene a contatto o si provano ad approfondire i personaggi delle gemelle. Il tema del Villain è infatti un concetto caro alla saga in questione, tant’è che dal terzo capitolo (reputato ancora oggi il migliore) è come se si fosse dato il via a un carattere stilistico che col tempo si è fatto tipico di ogni capitolo: il cattivo più cattivo è infatti ciò su cui la direzione artistica del gioco si concentra maggiormente, e dopo tutti questi anni (e capitoli) è ormai palese. Con Lou e Mickey si è totalmente sprecata un’occasione, costringendo il giocatore nel fronteggiare due poco più che ventenni anonime che, con la presunzione di qualche septum unito a un paio di frasi tamarre (manco troppo, della serie “qui comandiamo noi quindi non fateci incazzare!”), semplicemente non reggono il confronto con altri villain di Far Cry stesso (cito Vaas ma andrei sul sicuro, quindi cito anche lo stesso Joseph Seed), dando l’idea di personaggi sciatti e dalla costruzione raffazzonata.

Venendo poi al comparto tecnico, uno stenterebbe a non mettersi le mani nei capelli. Il primo impatto è traumatico, perché ci si ritrova di fronte a un livello di qualità grafica non all’altezza con una buonissima percentuale dei titoli contemporanei, catapultando il giocatore in un ambiente dove è quasi impossibile trovare una texture decente e dove è perfino riscontrabile più di qualche calo di frame rate. Inoltre, in determinati momenti, il gioco entra in una sorta di difetto grafico (che spero sentitamente venga sistemato con qualche patch) dove l’immagine satura in una specie di granella per poi tornare normale dopo qualche secondo, minando di molto l’esperienza di gioco. D’altra parte sarebbe ipocrita da parte mia non sottolineare come, ad ogni modo, il titolo riesca a vantare di una direzione artistica che nell’environment lascia trasparire una certa voglia di creare qualcosa di nuovo ma soprattutto di bello… senza però riuscirci. A sollevare un minimo le sorti del titolo è senza dubbio l’enorme lista delle colonne sonore, e in generale tutto il sound design. Far Cry New Dawn vanta infatti di un montaggio sonoro più che azzeccato (soprattutto se goduto con cuffie adatte) e con delle tracce che riescono nel conferire una certa dignità al tutto.
Infine ma non meno importante: il gameplay. Eh già, anche questa volta Far Cry non ha fatto un passo avanti che sia uno. Soliti nemici, solita penosa IA, solito gunplay, solito stile di gioco. Nulla di nuovo, come se alla Ubisoft fossero convinti che questo sia davvero un cavallo vincente, quando basterebbe farsi un giro su internet e ascoltare l’opinione comune per capire come ormai questo genere di gameplay e in una saga come questa stia iniziando a diventare stantio.

In breve: Far Cry New Dawn è un sequel non esattamente richiestissimo, che avrebbe potuto comunque fare ampiamente di più ma che si perde nell’ormai solita solfa che la saga cerca di propinarci anno dopo anno e che neanche offre al giocatore quella dose di cattiveria ragionata e interessante che quasi tutti i cattivoni dei titoli precedenti hanno saputo offrire. Peccato che a pagarne il prezzo siano anche delle ottime colonne sonore e un grande lavoro di sound design, vittime di un gioco non riuscito.

SCHEDA GIOCO

  • RILASCIO: 15/02/2019
  • GENERE: FPS Story Driven
  • SVILUPPATORE: Ubisoft Montreal
  • PUBLISHER: Ubisoft
  • PIATTAFORMA: Playstation 4, Xbox One, PC
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Good

  • Ottime colonne sonore
  • Sound Design con una sua dignità

Bad

  • Comparto grafico per niente all'altezza
  • Gameplay stantio
  • Scrittura e caratterizzazione dei personaggi molto superficiali
4.5

Insufficente

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