IL FANTASTICO MONDO DEI MANGA seconda parte – N-Files

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IL FATASTICO MONDO DEI MANGA SECONDA PARTE: NON DI SOLO “SHONEN” VIVE L’UOMO

Se prendessimo un fan medio di qualche manga e gli chiedessimo: <<Cosa sai dei fumetti che leggi?>> La risposta sarebbe: <<Intanto non sono fumetti ma si chiamano manga, un pò di rispetto! E comunque io leggo solo i migliori manga, quelli che escono su Shonen Jump, che è la rivista dove escono solo i manga più belli….>> Stop! AH…AHAH…AHAHAHAH…AHAHAHAHAHAHAH! (e mi è successo realmente quindi la risata l’ho riportata per dovere di cronaca) Quanti errori possono esserci in una singola frase? Troppi! Partendo dal fatto che i manga sono fumetti, ma ne abbiamo già parlato nel Nella prima parte di questo articolo, la rivista Shonen Jump non è la rivista dei manga che sono al top di qualcosa e soprattutto, non è l’unica rivista esistente!!
L’errore più comune che si fa, in Italia soprattutto, è voler parlare di qualcosa che non si conosce, pensando di saperne più di tutto il resto del mondo. La rivista Shonen Jump non è altro che una testata che nei primi anni aveva cadenza bisettimanale, per poi passare all’attuale cadenza settimanale. Una semplice rivista nata per competere con Shonen Magazine e Shonen Sunday, attualmente è la più venduta in Giappone e in alcuni paesi viene pubblicata una versione mensile…mhhh…È tutto!!! Non è la custode dei manga più belli e strepitosi del mondo, non è l’unica rivista che pubblica manga e non è rappresentativa dell’universo del fumetto orientale!


TOGLIETEMI TUTTO MA NON IL MIO SHONEN


Gente un pò più “acculturata” (per modo di dire) sarebbe a conosce di altre riviste. Risponderebbe in questo modo alla domanda posta all’inizio (true story parte 2):<<Intanto si chiamano manga! Comunque a me piace spaziare tra manga diversi anche se quelli più belli sono sulla rivista shonen jump, infatti solitamente sono quelli che mi piacciono di più! Il resto è spazzatura di serie B o di piccole riviste che cercano di emergere>>. Ok analizziamo la quantità di errori presenti in questa risposta.
“Intanto si chiamano manga”…prima cavolata, ma qui non ci si può fare nulla è la risposta canonica che arriva sempre e comunque.
“a me piace spaziare tra manga diversi”…seconda cavolata, poiché se provate ad approfondire la moltitudine di titoli non va molto oltre Fairy Tail, One Piece, Naruto & CO… e non va mai più indietro nel tempo di Dragonball Z.
“quelli più belli sono sulla rivista shonen jump”…terza cavolata, capolavori escono anche su altre riviste, Homunculus, Gantz e Berserk sono alcuni esempi.
“solitamente sono quelli che mi piacciono di più!”…e grazie al c…o! Per forza sono Shonen, quindi targettizzati per te!!
L’ultima parte della frase non la riporto neanche, poiché è una semplice esclamazione da ignorante, che però ti fa sentire come se fossi un acculturato…bah! Questa cosa fa ridere probabilmente, ma è quello che si sente in giro, o che si legge sui gruppi di Fb che racchiudono appassionati del genere. Nessuno sa di cosa sta parlando, nessuno conosce realmente l’argomento, ma si sa che Facebook ha “livellato” il mondo (ma lo vedremo in qualche puntata più avanti). Rientriamo sul tema: lo Shonen piace di più ai ragazzi perché è il target per loro. È la parola che usano i giapponesi per identificare i “teenagers” (più o meno) maschi, quindi su quella rivista dal titolo shonen è logico pensare che usciranno più manga che piacciono ai ragazzini.

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Nonostante quello che ognuno di noi può pensare, a livello personale, dell’argomento manga, esistono degli assoluti. Ovvero delle cose che non dipendono dal gusto personale di chi legge, ma dall’oggettività di chi scrive. Esempio la targettizzazione. Cos’è? Cercherò di spiegarmi al meglio possibile. Ogni film, serie Tv, sit-com e cartone animato ha un pubblico consigliato, in base al genere sarà più adatto ad un pubblico adulto o di bambini, o di adolescenti e così via. Infatti se prendiamo Shining che è un film “Horror”, ci rendiamo conto che non sarà adatto al bambino di 8-10 anni. Se chiedessimo ad un adulto di 50-60 anni di sorbirsi ore ed ore di Peppa Pig saremmo pazzi, perché sappiamo benissimo a chi è indirizzato quel tipo di cartone. Sull’onda di questi esempi ce ne sarebbero mille altri, questo per far capire che in tutti i contesti, si è soliti avere un target di riferimento. Sebbene da noi questo confine sia molto labile, infatti di alcuni film è difficile darne oggettivamente un target, il Giappone lo fa sempre e con fermezza. Non esistono cose come…questo fumetto è a metà tra…o è per ragazzi o è per bambini e via dicendo. Categorie definite e divisioni ferree, permettono di suddividere le pubblicazioni su diverse riviste con diversi target. I generi (o target) dei manga, sono 5: Kodomo, Shonen, Shojo, Seinen e Josei.

Questi 5 generi, sono semplicemente indicativi dell’età del lettore.

speciale sui manga


Kodomo è il genere manga dedicato ai bambini. Questa tipologia di fumetto, prevede narrazioni molto leggere, che per lo più non hanno un filo conduttore unico, ma solo qualche richiamo tra un episodio e l’altro. I volumi e quindi le storie raccontate sono auto-conclusive, ovvero iniziano e finiscono nello stesso volume o addirittura nello stesso capitolo. Esempi di questo genere sono: il criceto che ha fatto impazzire il mondo, Hamtaro, ma anche il gatto più seguito di sempre, Doraemon. Il gatto rivale Kurochan (meno conosciuto), anche Ojamajo Doremi, erroneamente considerato Shojo, rientra nella categoria bambini. Questo genere è usato anche per far imparare ai bambini, a parlare. Infatti sono inseriti dei furigana, dei piccoli kana che indicano la pronuncia di alcuni kanji più complessi.


Shonen è il genere manga dedicato ai maschi dalle medie fino alla maggior età. Questo tipo di fumetto si distanzia dalle narrazioni per bambini. Tutti gli shonen sono incentrati sull’azione, non troveremo fumetti statici, con tanti dialoghi o riflessioni, ma l’azione sarà protagonista. Non solo le trama seguono questa struttura: obbiettivo principale da raggiungere (vittoria nello sport, salvare il mondo, sconfiggere tizio ecc…), crescita del protagonista attraverso sfide, allenamenti e tanta fatica, che viene raggiunto solo alla fine della storia. Tipicamente sono ambientati in universo dedicato e definito, per lo più con elementi magici o fantascientifici, fatta eccezione per quelli sportivi che nella maggior parte dei casi rispecchiano il mondo reale. La scelta voluta di non dare spazio al tema amoroso e romantico, quindi lasciato soffuso o di contorno, è sopperita dai mangaka che insieriscono (fanservice) ragazze formose e volutamente sexy. Esempi di questo genere sono: Naruto, One-Piece, Bleach ma anche Capitan Tsubasa, Slam Dunk e molti altri.


Shojo sono la controparte femminile degli Shonen. Esattamente lo stesso target di età, ma al femminile. Tuttavia vi sono delle differenze importanti tra i due generi. Nello shojo infatti abbiamo l’uniformità della protagonista: infatti è quasi sempre una ragazza adolescente. Un’altra differenza sta nella narrazione, infatti nello shojo si da più spazio ai sentimenti ed all’emozioni, che vengono rese più esplicite. Nonostante questo la trama mantiene il suo status iniziale, se l’ambientazione è horror rimane tale, il lato sentimentale non va ad intaccare l’integrità dell’insieme. Graficamente il genere degli shojo si distingue: per il grande uso di elementi simbolici che riflettono gli stati d’animo, per un’impaginazione molto più libera e variegata e soprattutto per le caratteristiche fisiche dei personaggi che sono eterei e con occhi decisamente pronunciati. Esempi del genere sono: Sailoor Moon, Rental Magica e Le Situazioni di Lui e Lei ma anche alcuni sportivi come Mila e Shiro e Mimi ampliano il bagaglio del genere.


AVERE TARGET DIVERSI PERMETTE DI RAGGIUNGERE TUTTI E DI FAR SOLDI SOLO CON QUALCUNO


Seinen indica il maschio maggiorenne. Molto più diffuso della sua controparte femminile, tratta spesso tematiche più profonde e complesse. Lo studio che viene fatto del lato psicologico delle vicende e dei personaggi è qualcosa di accurato e ricercato. Molto spesso a questo approfondimento psicologico, vi è legata una trama ed una storia spesso molto violenta, con personaggi scorretti e poco “positivi”, tanto che molti seinen, soprattutto in Italia, vedono la censura e la cancellazione. Graficamente le tavole sono molto più sporche, perché il mangaka non ricerca più una fantasia o un sogno lontano, vuole la realtà, cruda e violenta, senza mezze misure. Esempi di questo genere sono Berserk, Gangsta e Gantz.


Josei è il genere dedicato alle femmine maggiorenni. Un pò meno diffuso e più di nicchia rispetto a tutti gli altri, in Italia non ha praticamente mercato, di difficile lettura poiché più profondo. Lo Josei si presenta con una lettura attenta della psicologia della donna protagonista e di ciò che gli orbita intorno. I temi sono tutti legati alla vita reale e quindi ad una protagonista immersa nei problemi e nei dubbi della vita di tutti i giorni. Ampio spazio è lasciato alla sfera sentimentale ed alle emozioni, grazie alla maturità con cui è approfondita la psicologia dei personaggi. Il disegno è molto curato e pulito, dettagliato sulla realtà e meno “fronzolato” sulla rappresentazione delle emozioni, anche se negli anni ha risentito parecchio dell’influenza degli shojo. Un esempio che forse tutti possono conoscere, è Paradise Kiss gli altri sono praticamente sconosciuti, soprattutto qui da noi.


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Bene questi sono i generi o target in cui si divide l’immenso mondo dei manga, che sto tentando di raccontarvi. Cercando di darvi più dettagli e conoscenze possibili, perché a mio parere è meglio parlare di cose che si conosce un pò meglio, invece di gridare:<<Sono il fan numero uno del manga XYZ!>> e poi non avere la minima idea di cosa si tratti. Trovo anche che gli estremismi siano brutti, lo avrete ormai capito già dalla prima parte, non ha senso assolutizzare un parziale, eliminando tutto il resto. L’arte del fumetto è fatta di tante cose non di una sola, c’è a chi piacciono i comics sui super eroi, chi adora le graphic novel, ci sono i patiti di manga, insomma mi sembra ci sia spazio per tutti. Invece no, diventano fondamentali discussioni anche dai toni accesi su cose come chi vincerebbe tra Goku e Superman…fatevi una vita vi prego!!
A parte questo, il viaggio non è ancora finito! Nella prossima puntata vedremo i sottogeneri e le loro specificità, quindi come sempre #staytuned.

Si narra che sopravviva solo grazie a costanti endovene di videogiochi, online, offline, PC, console, l’importante che dia la giusta dose di Nerdina alla giornata. Dopo aver scoperto manga e anime non c’è stato più nulla da fare, la dipendenza da Nerdina è andata fuori controllo. Ora scarica i forti accumuli di Nerdina scrivendo articoli, conscio che non basterà per disintossicarsi.

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