INTERVISTA A LORENZO TRANCHINA FONDATORE DI CLAN GAMING CENTER – Intervista

INTERVISTE

LORENZO TRANCHINA : UNA SCOMMESSA TUTTA SICILIANA

1 Ciao Lorenzo benvenuto su Nerdgate.it e grazie per aver accettato di rispondere alle nostre domande.
Di recente un ragazzo di Messina, dopo aver letto il nostro articolo sugli eSports in Sardegna, ci ha contattato affermando che anche in Sicilia la situazione non è delle migliori. Tu cosa ne pensi?
Ciao Marco e grazie per questa intervista. Qui in Sicilia il fenomeno dei Gaming Center sta appena nascendo, infatti sia a Palermo che qui a Catania ne sono nati 3 da appena pochi mesi. In effetti nel resto della Sicilia non sono a conoscenza di simili centri, ma so che i ragazzi si organizzano spesso tra di loro per riunirsi e giocare insieme in fumetterie o più semplicemente a casa di qualcuno. Credo che a breve vedremo nascere nuove realtà anche a Messina e le altre città importanti.

2 Abbiamo letto con piacere che tu hai da poco aperto una sala lan. Il 5 novembre è infatti nato il CLAN Gaming Center. Cosa ti ha spinto a cimentarti in una simile impresa e quali difficoltà hai affrontato nel farlo?
Esatto, il 5 Novembre, ho finalmente inaugurato la mia sala lan, il CLAN Gaming Center. Ciò che mi ha spinto a perseguire questo sogno è stata unicamente la passione, anche perché credo che senza passione nessuno si aprirebbe un’attività del genere. Noi ci proviamo da 5 anni e tra i tanti fallimenti alla fine abbiamo dovuto fare grandi sacrifici noi stessi per realizzare ciò che pensavamo da tempo.

3 Quanta importanza pensi che abbiano gli e-sports in italia?
In Italia l’e-sport ancora non esiste, o per lo meno, non esiste come concetto. Noi gamers italiani siamo tanti e cerchiamo piano piano di uscire dal guscio in mezzo a tanti pregiudizi e difficoltà. Mentre in altri paesi il videogioco è visto quasi come uno sport e come una professione vera e propria, qui siamo lontani anni luce, come in tante altre cose. Realtà come la nostra, che in Italia ormai spuntano come funghi, fanno in modo di mettere in luce questo fenomeno e speriamo che nei prossimi anni si acquisisca una importanza tale da cambiare l’idea che si ha del videogioco e che non risulti solo una perdita di tempo ma un motivo di crescita intellettuale e di socializzazione.

4 Ci sono dei consigli che vorresti dare a chi come te volesse aprire una sala lan?
Purtroppo, come dicevo sopra, in Italia aprire una qualsiasi attività è molto difficile e se non si hanno dei fondi propri risulta quasi impossibile. Quello che consiglio è di non mollare mai, di continuare a crederci e provare fino alla fine a tentare di realizzare i propri sogni.

5 Ci sono tantissime squadre emergenti e giocatori singoli che vogliono trasformare la loro passione in un lavoro entrando così nel mondo competitivo degli esports, hai dei consigli anche per loro?
La cosa più importante per le squadre e i giocatori è la visibilità. Ci sono diversi modi per farsi conoscere e poi ambire magari a delle proposte dagli sponsor, quelli migliori sono sicuramente lo streaming su twitch o su piattaforme simili, i video su youtube e la partecipazione ai tornei più importanti. Quando i risultati ci sono, di conseguenza arrivano anche le proposte. Andare alle fiere come Lucca Comics, EtnaComics, Games&Comics permette anche di conoscere i rappresentanti italiani di tali sponsor quindi magari si potrebbe chiedere direttamente a loro.

6 Secondo te il mondo eSports può cambiare in italia?
Non è che può, deve cambiare e sicuramente cambierà. Ci vorrà solo più tempo rispetto agli altri paesi e il doppio degli sforzi da chi si occupa di eSports e della loro diffusione. Come dicevo prima la mentalità qui è ancora troppo chiusa e non accetta il videogame come qualcosa di diverso da un passatempo. Tra qualche anno, quando l’eSport diventerà più importante nel mondo, allora vedremo qualche timido passo in avanti anche qui in Italia.

7 Secondo te, in Italia, come siamo messi a livello competitivo?
So per certo che in Italia ci sono dei talenti, vedi Reynor per quanto riguarda Starcraft, giovanissimo che partecipa spesso a tornei importanti come il Dreamhack e di recente è stato intervistato in televisione, squadre di multigaming italiane che hanno vinto moltissimo in europa e nel mondo, da poco abbiamo visto un giocatore palermitano, Kaor, al mondiale di Hearthstone e tante altre realtà di diversi titoli. Il talento c’è, manca la spinta, mancano i veri investitori che portino a livello europeo e mondiale queste squadre che spesso si devono trasferire all’estero per poter avere l’importanza meritata.

8 Ora una domanda veramente importante: molti genitori preferiscono che i loro ragazzi non stiano molto attaccati al computer o alle console perché secondo loro questo non porterà a nulla nel futuro. La pensi allo stesso modo?
Questo è un argomento un po’ delicato. Sono d’accordo nel non lasciare i ragazzi troppo liberi di decidere perché finirebbero con il giocare 24h/24 trascurando gli studi o qualsiasi altra cosa importante in quel periodo della vita. Credo si debba molto limitare l’utilizzo di pc e console fino a una certa età che potrebbe essere a partire dai 14-16 anni. Da quel momento in poi si potrebbe pensare di lasciare un po’ più di libertà, soprattutto in caso di talento, ma regolamentando sempre la durata del tempo dedicato al gioco. Nel momento in cui il ragazzo, finiti gli studi dovesse decidere di dedicarsi al gioco competitivo credo che i genitori dovrebbero appoggiare la scelta e seguirlo come se stesse scegliendo di dedicare la vita al nuoto o al calcio.

9 Se un’attività di qualsiasi natura come potrebbe essere un bar, una macelleria o un fioraio volesse investire e quindi sponsorizzare un team competitivo, secondo te cosa dovrebbe sapere? voglio dire, cosa dovrebbe spingermi a sponsorizzare una squadra o un giocatore competitivo?
Mi ricollego, purtroppo, a tutti i discorsi precedenti. Il motivo per il quale una qualsiasi realtà sponsorizza è semplicemente la visibilità e la speranza che questa visibilità gli porti dei guadagni. In questo mondo, in un paese come l’Italia, questo discorso è maggiormente applicabile a chi produce attrezzature da gaming, cuffie, mouse, tastiere e via dicendo, perché sono prodotti che rientrano nei desideri di chi segue questi eSports. Quindi attività come bar, macellerie o altro lo farebbero forse più per passione o per amicizia che per altro.

10 Molti pensano che i videogiochi come Hearthstone, Overwatch e altri titoli siano solo dei piccoli giochi con cui uno perde tempo e basta, secondo te è così? Dacci la tua opinione
Secondo me non è così, un gioco come Hearthstone richiede una gran capacità di ragionamento anche sotto stress. ricordiamo infatti che il turno non è infinito ma ha un tempo limitato, richiede una gran memoria, ricordarsi tutte le carte nel proprio mazzo e quindi cosa potresti ancora pescare, e cosa il suo avversario ha già giocato nei turni passati non è per nulla facile. Un gioco come Overwatch ti porta a dover prendere delle decisioni importanti in pochi decimi di secondo, ti allena i riflessi, ti sviluppa il senso di collaborazione con la squadra e aiuta a socializzare conoscendo tantissima gente nuova. In generale tutti i giochi competitivi aggiungono qualcosa alle capacità mentali dell’individuo che ne usufruisce per cui di sicuro non sono inutili e neanche una perdita di tempo. Anche giocare a calcio con gli amici può essere vista come una perdita di tempo ma ogni tanto ci vuole e se sei bravo arriverai a guadagnare milioni. Infatti anche per gli eSports le prospettive di guadagno migliorano sempre di più: l’ultimo montepremi del Blizzcon, l’evento più importante di casa Blizzard, vedeva dei montepremi milionari.

11 Ultima domanda: raccontaci di te, il tuo percorso da gamer fino ad oggi che ti vede titolare della tua sala lan, quali sono stati i sacrifici?
Io sono un videogiocatore fin da quando ho ricordi. Mio padre aveva un vecchio pentium con una linea che oggi neanche riusciremmo ad immaginarci e io giocavo a titoli come Warcraft I: Orcs and Humans, Starcraft I o Age of Empire. Gioco credo ormai da 20 anni e ne ho meno di 30 ed è una passione che è andata evolvendosi nel corso della mia crescita fino a scoprire, forse troppo tardi, il videogioco competitivo. Ho giocato moltissimi titoli ma da qualche anno sono un fan accanito dei giochi di casa Blizzard. Su World of Warcraft ho conosciuto la mia attuale moglie con la quale condivido questa passione e ora sono un giocatore competitivo di Heroes of the Storm, sono infatti il capitano di una squadra che possiamo attualmente considerare nella top 3 italiana. Non ho mai smesso di giocare e questa passione mi ha portato all’idea di volerla condividere con altra gente, da qui il progetto del CLAN Gaming Center e la sua realizzazione dopo anni di tentativi e sacrifici. Come dicevo prima purtroppo lo stato non aiuta e quel che ho dovuto fare è stato vendere casa mia, e non tutti hanno la fortuna di averne una, per poter racimolare il denaro necessario a partire in questa attività. Ora io e il mio socio diamo tutti noi stessi nel offrire del sano divertimento e nel creare qualcosa di importante nel panorama italiano degli eSports.

Grazie ancora Lorenzo per averci regalato un po’ del tuo tempo per questa intervista, speriamo che il nostro impegno mischiato a quello di persone come te possa far conoscere a tutti di questa realtà.

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