Macerie prime – Recensione

FUMETTI

MACERIE PRIME: OGNI CRISI HA LE SUE RADICI

«Però ecco, guardati intorno… stiamo attraversando le macerie. Ringrazia che in questa tratta il tuo fardello è questo. E non t’accollà troppo ai tuoi compagni di viaggio. Almeno fino alla prossima fermata».

Con queste parole si concludeva L’elenco telefonico degli accolli, l’ultima fatica di Michele Rech prima dell’uscita di Macerie prime. Avevamo lasciato Zerocalcare in viaggio verso il Monte Fato, intento a lottare per proteggere la sua identità, minacciata alternativamente dal successo, la crescita e le scelte di vita. Uno Zerocalcare che, mentre si realizzava in ambito lavorativo, percepiva una tensione costante. Tensione che lo spingeva a trovare un proprio posto nel mondo. Il desiderio di realizzarsi, costruire qualcosa, avere un puzzle che possa accogliere il pezzo unico rappresentato dalla propria essenza.

Ma com’è possibile trovare un posto nel puzzle se i pezzi attorno al tuo si dissolvono? È proprio in un contesto di dissoluzione – post apocalittico – che vediamo dialogare un bambino e un anziano. Così si apre Macerie prime. L’anziano ha uno strano apparecchio meccanico attaccato al torace, e intima al bambino di continuare a studiare, evitando di dimenticare i moniti che gli ha insegnato. In questa pericolosa realtà parallela la sopravvivenza degli uomini è minacciata, sicché il bambino ha appuntato sul suo quaderno un precetto fondamentale: “riconoscere le cose feroci”. Questo luogo à la Mad Max ci accompagnerà nel corso del libro, offrendo uno specchio agli eventi in cui si imbatteranno i protagonisti che si muovono nella nostra realtà.

E Zerocalcare? Pieno della consueta ironia stretta tra le nuvolette parlanti, lo ritroviamo disegnato con una attaccatura dei capelli più alta. Uno degli obiettivi di “Macerie prime”, ripetuto più volte dall’autore nel corso delle interviste, era infatti quello di “aggiornare il cast”. Raccontando frequentemente la propria quotidianità, Zerocalcare si era posto il problema di far combaciare l’immagine dei vari Secco, Cinghiale o Lady Cocca con quella dei personaggi in carne e ossa che li avevano generati (otto anni addietro circa). Bisognava portarli al presente delle controparti reali. Superato lo shock nel vedere Secco in camicia, la vera evoluzione di questi personaggi la osservete nelle loro vite. Senza uccidere la vostra curiosità, sarete probabilmente sorpresi da svolte davvero inaspettate nei loro percorsi: basti pensare che il racconto si apre con un matrimonio (lasciamo immaginare al lettore il più imprevedibile degli sposi).

La struttura del libro ricalca quella dei volumi più “canonici” del fumettista romano. Negli ultimi anni ci eravamo abituati a formati diversi dei suoi albi, che spaziavano dal racconto di genere – in Dodici, Rebibbia veniva invasa dagli zombies – alla cronaca a fumetti della resistenza curda contro lo Stato Islamico (Kobane Calling).

Tuttavia, in Macerie prime la crescita a livello narrativo dell’autore si apprende da un approccio alla scrittura che, nel corso di questi anni, ha guadagnato spessore di volume in volume. I dialoghi con le parti della propria coscienza, per esempio, sono ancora presenti e importanti, sia per il tono ironico sia nell’illuminarci sul punto di vista del protagonista. La loro influenza sull’impianto narrativo ha però una portata limitata rispetto al passato. Stavolta, i personaggi secondari e soprattutto le loro vite hanno un ruolo fondante nello sviluppo degli avvenimenti. L’aggiornamento estetico che hanno subito va di pari passo con una approfondita caratterizzazione del loro modo di pensare e delle relazioni che hanno nel gruppo. Nel complesso, questi soggetti vengono dotati di numerose sfumature, non risultando solo delle macchiette giocatrici di poker o ossessionate del sesso.

In aggiunta ai personaggi che già conoscevamo grazie alle storie precedenti (Sarah, Secco, Cinghiale, Katja, Giuliacometti), faremo la conoscenza di Deprecabile. Non è un nuovo acquisto del gruppo, ma la sua figura non era mai comparsa finora. Deprecabile ha questo soprannome in quanto è biasimabile in ogni area della sua vita. Nonostante ciò, essendo il più anziano del gruppo, è stato una figura importante nella formazione di Secco e Zerocalcare.

La storia ruota attorno a Calcare e il suo gruppo di amici che si riuniscono per preparare un progetto. Esso permetterebbe di partecipare a un bando finalizzato a organizzare attività per ragazzi nelle scuole. Se Zerocalcare è inizialmente restio ad aiutarli, terrorizzato dalla burocrazia e le attese per i risultati, molti dei suoi amici scriverebbero il progetto per una questione di sopravvivenza. Ingabbiati in un lavoro frustrante che cozza con le loro ambizioni, sottopagati con lavori saltuari che non permettono manco di pagare la benzina:


Alla soglia di quella che un tempo era l’età della realizzazione, ci imbattiamo in personaggi irrisolti, che devono faticare il doppio rispetto alla generazione precedente per costruire qualcosa, ingabbiati in un contesto ogni giorno più frammentato e imprevedibile.


A differenza degli altri, Zero, il “principino” del gruppo, si è realizzato a livello lavorativo. Questo non vuol dire che la sua realtà non contempli la crisi. Anzi, le crisi. Se una crisi implica il separarsi da qualcosa, il fare delle scelte, questa storia va dentro al cuore delle scelte. I suoi amici si ritrovano di fronte a scelte difficili: diventare padre, andare a convivere con il proprio partner, abbandonare le proprie routine protettive, gestire le libertà concesse alle relazioni omosessuali. Tutti in qualche modo hanno affrontato le proprie paure, sono cresciuti, hanno costruito qualcosa che va al di là della loro appartenenza alla piccola tribù che è il loro gruppo. Costruendo qualcosa, facendo delle scelte, hanno in qualche modo perso un pezzo dell’essere umano che in potenza potevano essere. Queste scelte sono reificate graficamente dall’autore, che ci mostra dei demoni che portano via i pezzi di umanità ai protagonisti che scelgono uno strada rispetto a un’altra. Definitiva o temporanea, la scelta implica sempre una rinuncia. I demoni consegnano poi quegli stessi pezzi a un oscuro padrone nella realtà parallela.

Il radicamento è forse il bisogno più importante e più misconosciuto dell’anima umana. […] Ad ogni essere umano occorrono radici multiple. (Simone Weil)

Zerocalcare invece, seppur sicuro economicamente e con una casa propria, si sente cristalizzato in quel personaggio di carta, fatto di latte gelato, plumcake e serie tv. Si ritorna al discorso sull’identità affrontato in alcuni volumi precedenti. Emerge la difficoltà dell’autore nel mantenere una coerenza, ora che è diventato qualcosa di diverso da ciò che era in passato. Non tradire i propri valori, le radici, i luoghi che hanno formato il suo essere. Difficile farlo, quando il presente gli chiede di agire in maniera quasi antitetica rispetto ai suoi ideali fondanti. Uno degli incontri sui curdi, ha cui ha partecipato insieme a un parlamentare italiano, innescando un coinvolgimento quantomeno simbolico con i processi elettorali, descrive bene questa contraddizione tra radicamento e inevitabile evoluzione. Ma diventare grande vuol dire anche avere perso pezzi della vita dei propri amici, molto spesso per non tradire richieste derivanti dal lavoro. Tutto ciò riverbera anche in una rottura con gli amici durante il lavoro inerente al bando. In questa situazione, i suoi amici mettono in dubbio la coerenza di Zerocalcare per aver partecipato all’evento che aveva una commistione col mondo elettorale. Proprio coloro che meglio di chiunque altro conoscono le sue radici, e quanto ha fatto per non tradirle.

Queste molteplici crisi investiranno anche la coscienza del nostro protagonista. L’armadillo in certe scene si assenterà, non assolvendo alla sua funzione di scudo. Ci sarà spazio per un nuovo personaggio nella coscienza di Calcare. Nonostante sia sensata (non vivono più insieme), colpisce l’assenza della madre di Zerocalcare, rappresentata da Lady Cocca. Dispiace un po’ perché tra i momenti più esilaranti delle storie di Zerocalcare, i battibecchi con la madre erano senza dubbio ai primi posti.

Frattanto, nella realtà parallela, l’anziano e il bambino hanno avvistato alcuni dei demoni che hanno rubato pezzi d’umanità ai nostri personaggi. Da lontano osservano il “posto-dove-vivono-tutti”, la dimensione della loro realtà in cui possiamo trovare pure degli alter-ego di Zerocalcare e gli altri. La metafora non è più quella usata in passato, il naufragio, in cui la soluzione migliore era stare a galla. Come spiega l’anziano signore al bambino, “o ti abitui o muori”. La generazione Y ha accettato di uscire dall’acqua, e vivere nelle macerie permanenti.

Parlare di conclusione riferendoci a questa storia non sarebbe completamente sensato. È già stato annunciato un seguito, che uscirà a maggio 2018 e narrerà gli eventi occorsi sei mesi dopo di quelli raccontati in “Macerie prime”. In quell’albo scopriremo a cosa hanno condotto le scelte degli amici di Zerocalcare, il risultato del bando, se ci sarà o no il ritorno dell’armadillo. E si potrà dare un giudizio più corretto su quella, che, di fatto, rappresenterà una storia unica in due volumi.

In questo albo c'è tutto Zerocalcare: le ansie, i dialoghi con la coscienza, i personaggi della cultura pop degli ultimi trent'anni, gli amici di sempre, le riflessioni sulla contemporaneità. E c'è anche qualcosa in più.
"Macerie prime" è un'orizzonte sulle possibilità di cambiamento. Racconta della difficoltà nel costruire un senso del sé, sentirsi completi, trovare posto in un mondo in cui l'avere un ruolo è ipotesi e non certezza. Parla di tutto questo senza pretendere di avere una risposta definitiva.

SCHEDA FUMETTO

  • USCITA: novembre 2017
  • TESTI: Zerocalcare
  • DISEGNI: Zerocalcare
  • COPERTINA: Zerocalcare; Alberto Madrigal (colori copertina regular)
  • CASA EDITRICE: BAO Publishing
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