MAZE RUNNER: IL LABIRINTO – Recensione

FILM

ANNO DI USCITA: 2014 -- GENERE: FANTASCIENZA -- DURATA: 114 MINUTI

IL LABIRINTO CI ASPETTA, MA ALLA FINE COSA TROVEREMO?

Quando si parla di film tratti dai libri, storco il naso. Dopo anni di delusioni ho deciso che non mi sarei mai avvicinato a una trasposizione cinematografica di un un libro; in questi anni la mia già debole fiducia in questo genere di operazioni, è stata ulteriormente indebolita da pellicole scaturite da pubblicazioni pesudo-fantascientifiche o simil-fantasy di letteratura young adult, con vampiri che amano alla luce del sole donne amate da licantropi (Van Helsing, quanto ci serviresti!) o da ragazze infuocate che salvano il mondo tramite la versione extreme di Giochi senza frontiere (mi immaginavo il commento di Ettore Andenna, e solo allora il film aveva appeal…). La mia nota ritrosia per questa categoria di film mi ha fruttato la nomea di nerd raffinato (che penso sia un modo più gentile di dire scassapalle) e reso la vittima designata di chi invece insiste nello spingermi a concedere una chance a questi orrori su pellicola. L’ultimo in ordine di arrivo è stato il nostro caro Sheerva, che ha cercato con tenacia e convinzione di convincermi a guardare Maze Runner il Labirinto; vuoi per la sua spiccata ars oratoria, vuoi perchè l’alternativa era emigrare al polo nord (e visto il caldo di questi giorni forse sarebbe stata un’ottima scelta!), alla fine ho deciso di recuperare il titolo in questione. Come è andata? Ve lo racconto qui sotto!

Hai voluto il Labirinto? Ora corri!

Cominciamo col dire che, come di moda ultimamente, Maze Runner il Labirinto nasce dall’omonimo libro di James Dashner, il primo di una serie di sei romanzi ambientati in un universo post-apocalittico (originale come idea, vero?). Al momento nella versione cartaceo la serie conta due seguiti e un prequel, il che significa che potremo avere altre trasposizioni in pellicola.

Premetto che non ho avuto il coraggio di accostarmi al libro di Dashner, quindi non sono in grado di fare un paragone tra le due versioni, limitandomi dunque a parlare del film e lasciando a chi ha letto anche le avventure Thomas su carta il compito di paragonarli.

All’inzio della pellicola assistiamo alla ripresa di conoscenza di uno sconosciuto ragazzo, atterrito di trovarsi su uno sferragliante ascensore diretto chissà dove; mentre il giovane cerca di raccapezzarsi e si accorge che oltretutto ha perso la memoria (di certo non è la sua giornata fortunata!), l’ascensore raggiunge la sua meta: una radura, popolata da una schiera non indifferente di adolescenti di varie eta.

Una volta estratto dal trabiccolo metallico, il nostro sfortunato amico viene tranquillizzato sulla sua amnesia, che sarà passeggera, e viene omaggiato di un tour guidato alla radura dal numero due della comunità, Newt. In questa chiaccherata, Newt rivela che tutti i giovani che vivono nella radura sono arrivati con quell’ascensore, a cadenza mensile, nell’arco di almeno tre anni, assieme a delle provviste per la crescente comunità; il mondo li fuori è duro, non tutti sopravvivono, anche per colpa del Labirinto. Ed ecco che compaiono delle immense mura, che delimitano in modo netto ed inequivocabile la radura; avvicinandosi, si vede come vi sia un solo ingresso, da cui escono dei ragazzi correndo come dei fulmini. Sono i Velocisti, coloro che hanno il compito di mappare il Labirinto e trovare una via di uscita da quella che, a tutti gli effetti, sembra un prigione.


SENZA MEMORIA E CIRCONDATO DA SCONOSCIUTI, IL PROTAGONISTA DOVRA’ CERCARE DI RICORDARE LA SUA VITA E TROVARE UNA VIA DI FUGA ATTRAVERSO IL LABIRINTO


Ma per aiutare il giovane smemorato, che tutti chiamano Pivello, viene indetto un banchetto, in modo da farlo sentire parte della comunità; il nostro eroe, giusto per farsi gradire, pensa bene di accettare la provocazione del bullo di turno, Gally, e sfidarlo in un gioco di forza e agilità. Ovviamente, siccome lui è l’eroe del film, riesce inizialmente a batterlo, salvo poi finire atterrato; sarà proprio l’impatto col terreno a consentire al Pivello di ricordare che si chiama Thomas, diventando subito (e inspiegabilmente) l’idolo della comunità e amico del cuore del capo della radura, Alby, senza evitare di attirare la rabbia e l’odio del picchiatore Gally. La trama di per se è abbastanza lineare, si susseguono eventi di poca importanza, finchè un ragazzo, punto da uno dei misteriosi Dolenti, non inizia ad accusare Thomas di essere il responsabile della situazione, aumentando il disagio del giovane e il sospetto di Gally; in questo momento inizia il cuore della vicenda, ovvero la presa di coscienza di Thomas del suo ruolo, di come i misteriosi incubi che lo tormentano possano essere parte della soluzione, ma soprattutto dell’importanza del Labirinto. Questa sua ossessione lo porterà ad essere uno dei Velocisti, gli unici autorizzati a varcare la soglia delle mura e scoprire cosa si cela dentro la costruzione. Il nostro Thomas farà di tutto per scoprire come lasciare la radura, compreso l’infrangere ogni regola della comunità cui ora appartiene, riuscendo a creare delle salde amicizie e a inimicarsi il peggiore cattivo visto negli ultimi anni, Gally. Va bene, parliamo di un film mirato a un pubblico giovanile, ma un minimo di caratterizzazione in più non avrebbe fatto male , limitarsi a dipingerlo cattivo e stupido toglie dignità non solo al personaggio, ma anche all’impianto narrativo del film!

Il Labirinto diventa la vera ossessione di Thomas, un personaggio immobile e silenzioso, capace di incutere timore in tutti grazie alla sua massiccia presenza e ai segreti che custodisce al suo interno, specialmente i Dolenti, i suoi guardiani. Per tutto il film si ha l’impressione che i protagonisti siano vittime di un campo di prigionia, una sorta di macabro centro di addestramento in cui si privilegia la sopravvivenza del più forte.

Contrariamente a Gally, Thomas e i personaggi a lui vicino sono ben caratterizzati, hanno un ruolo e una profondità che danno senso alla loro presenza e che soprattutto, danno alla trama modo di svilupparsi in modo (non credo a cosa sto per dire!) credibile e godibile; le interazioni tra Thomas e i suoi amici sono ben strutturate, danno ritmo e dinamismo al film, senza creare tempi morti o sviare l’attenzione dello spettatore.

Incidere il proprio nome sul muro è il primo rito della comunità


LA RADURA E IL LABIRINTO SONO I DUE PALCOSCENICI SU CUI SI MUOVONO I PERSONAGGI, DA UNA PARTE LA SICUREZZA DA METTERE IN GIOCO E DALL’ALTRA UNO SPERANZOSO SALTO NEL BUIO


In tutto il film mancano orizzonti temporali definiti, non si fa riferimento ad un anno da cui iniziare a costruire una cronologia, proprio per dare allo spettatore la possibilità di immaginare il futuro rappresentato a suo gradimento, lontano o remoto; la sola che scandisce il tempo è il ciclo giorno/notte, che viene delineato dall’apertura e chiusura del Labirinto. La sola notte che rimane aperto sancisce l’inizio di una nuova era nella radura, da origine a un cambio nella vita sociale dei giovani in cui la paura prende il sopravvento, con il cambio al vertice del comando e l’ascesa di Gally, preoccupato e spaventato dalla presenza destabilizzante di Thomas in quello che prima era il suo mondo perfetto. Potremmo leggere mille chiavi di analisi sociologia, dalla presa di coscienza di sé tipica dell’adolescenza (rappresentata dal ritorno delle memoria di Thomas e dalla sua personalità) alla critica alla chiusura verso i rischi del futuro (racchiusa nell’atteggiamento conservatore e rigido di Gally), ma la realà è che Il Labirinto è un film che , pur avendo sulle spalle il peso di un successo letterario, riesce a piacere anche a chi non è pratico della saga di Dasher. Il merito è sia del cast di giovani sconosciuti, che, forse in virtù proprio della loro poca dimestichezza, riesce a dare una prova convincente come comunità spaventata e comunque unita, che della realizzazione da parte della regia di Wes Ball e degli sceneggiatori, in grado di creare una dinamica sociale complete, con la presenza di tradizioni, ruoli e riti, compreso il rituale di incidere il proprio nome sul muro, da cui verrà poi cancellato in caso di morte. È un aspetto affascinante, vedere come il prendere coscienza della propria identità e del proprio io sia fondamentale nella vita sociale di questa comunità di giovani.

I sopravvissuti della radura


MAZE RUNNER CI OFFRE UNA PICCOLA COMUNITA’ CON UNA PROPRIA IDENTITA’, QUASI REALE E CREDIBILE, AL PUNTO DA FAR SENTIRE LO SPETTATORE PARTE DEL GRUPPO


Tecnicamente parlando, bisogna lodare il lavoro del team che ha creato gli effetti speciali, dando vita a un Labirinto che smette di essere monolitico oggetto da venerare e diventa vitale protagonista, fatto di ingranaggi che cercano con fredda crudeltà di allontare i giovani dalla libertà; strumenti di morte come i Dolenti sono stati realizzati in modo gradevole, anche se non eccelso, riuscendo a generare un convincente un ibrido macchina/essere vivente (anche se la parte organica sembra presa dal Troll di caverna di Moria), animato da movenze simili a quelle di un ragno e dalla agilità decisamente sorprendente visto la massa. Per gran parte del film sono nominati e temuti come un mostro dei sogni, ma alla loro comparsa riescono a soddisfare le aspettative che lo spettatore si è fatto sui pericolosi abitanti del Labirinto

Thomas alle prese con un incontro ravvicinato con un Dolente

Se dicessi che il film è un capolavoro mentirei, non è la pellicola per cui pagherei volentieri il prezzo di un biglietto; Maze Runner offre, però, un intrattenimento leggero, veloce e scorrevole, senza tante pretese. Rimango della mia idea sul genere, ma devo comunque ammettere che nel panorama dei vari Twilight e Hunger Games, questo primo capitolo di Maze Runner si discosta con successo e dignità dalla massa di pellicole adolescenziali con velleità di grande cinema.

Maze Runner è un film tutto sommato piacevole; i personaggi sono abbastanza ben inseriti nella storia, la trama scorre senza intoppi e senza punte di pathos, ma nonostante i suoi lati positivi non si scosta più di tanto dal piattume del genere cui appartiene. In arrivo il seguito, sperando che la saga non caschi nell'errore di adeguarsi al livello dei suoi diretti concorrenti. ADOLESCENZIALE

Good

  • Personaggi gradevoli
  • Buon ritmo di narrazione

Bad

  • Storia adolescenziale
5.5

Mediocre

Inviato Speciale e Nerd di alto lignaggio, le sue prime parole sono state “spazio, ultima frontiera”; ha indagato nei misteri della galassia con R. Daneel Oliwav e cavalcato vermi delle sabbie su Dune, salvo poi venire arruolato nella Flotta Stellare e arrivare là dove nessun uomo è mai giunto prima. Esperto di Warhammer 40k, Star Trek e Star Wars,appassionato di rpg, rts e fps, vi mostrerà cose che voi nerd non potreste immaginare.
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