Seven To Eternity Vol.2: La Ballata del Tradimento – Recensione

FUMETTI

SEVEN TO ETERNITY – LA BALLATA DEL TRADIMENTO

Il fantasy non ha mai appassionato chi vi sta scrivendo. Riconosco la qualità intrinseca di alcuni prodotti che si rifanno a questo genere: la trilogia cinematografica de Il Signore degli Anelli, quella videoludica di The Witcher, la serie de Il Trono di Spade; ma non sono mai riusciti a conquistarmi per via del loro genere di fondo che mi annoia nel breve tempo (sono pronto a critiche e minacce). Un’eccezione però c’è, una storia di stampo fantasy che mi affascina ormai da 2 volumi di nome Seven to Eternity, serie a fumetti scritta da Rick Remender, disegnata da Jerome Opeña, edita negli USA da Image e qui da noi da Panini Comics. Oggetto di questa recensione è, come da titolo, il secondo volume.

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Rick Remender è un’autore abbastanza controverso nel panorama americano. Il suo lungo periodo passato in Marvel è stato florido sia con ottime serie come Uncanny X-Force, sia con storie parecchio discusse come la più recente Avengers & X-Men: AXIS. E’ però con le produzioni creator-owned che l’autore ha dato il suo meglio, sia secondo la critica sia secondo il pubblico. Serie come Deadly Class (vicina alla conclusione, ma anche alla sua trasposizione televisiva), Black Science (nata da una storia scartata per i Fantastici 4), Low, ma anche la stessa Seven to Eternity. Pregio aggiunto a queste serie è il loro spettacolare comparto grafico e nel fumetto che dà il titolo a questa recensione troviamo le incredibili matite di Jerome Opeña. Noto sia per le sue cover che come interior artist, il disegnatore filippino ha già collaborato in passato con Remender su diversi progetti, come la stupenda graphic novel Rage of Ultron.

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Il mondo di Zhal è abitato da individui particolari detti Mosak: esseri che possiedono facoltà incredibili per via del loro legame con il mondo degli spiriti. Da diverso tempo il pianeta è dominato dal Dio dei Sussuri, anch’esso un Mosak che con le sue parole e offerte riesce ad ingannare i suoi interlocutori. Protagonista della serie è Adam Osidis, figlio di Zebediah Osidis ovvero l’unico Mosak che si è ribellato al Dio dei Sussurri, pagando con la vita e l’esilio della sua famiglia. Quando Adam si reca da Garlis Sulm, questo il nome del regnante, viene interrotto da sei Mosak che sconfiggono le forze del tiranno e catturano il monarca. Adam si unisce a loro con l’intenzione di portare il Dio dei Sussuri da una maga in grado di sciogliere un potente incantesimo: se Garlis muore, muoiono anche tutti coloro che hanno accettato le sue offerte ovvero la quasi totalità degli abitanti di Zhal.

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Il tradimento e la menzogna regnano incontrastati in questo secondo volume. Il Dio dei Sussuri si dimostra uno dei villain più interessanti e profondi degli ultimi anni: ogni suo dialogo e ogni sua mossa sono tutt’altro che casuali, strumenti utili a raggirare i suoi “compagni di viaggio”, creando zizzania e dubbio e ciò porta il gruppo a spezzarsi. Le riflessioni fatte da Garlis sulla natura umana, nell’ultimo capitolo del volume, contribuiscono non solo alla tridimensionalità del personaggio, ma anche ad attanagliare noi lettori. Esiste veramente la bontà? O ognuno agisce per puro egoismo, mascherandone le apparenze? Anche Adam è vittima di questi dubbi che contribuiscono a trasformare i suoi ideali, a vedere con “chiarezza” la realtà che lo circonda. Il resto dei Mosak che compongono la compagnia viene approfondito, in particolar modo il personaggio di Jevalia, ma anche il Goblin e la Dama Bianca, che si sviluppano su due strade parallele, ma di senso opposto.

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E’ sempre impressionante vedere all’opera i poteri dei Mosak, strambi e coloratissimi grazie ai disegni di Jerome Opeña e ai colori di Matt Hollingsworth. Non da meno sono i charachter design, che seppur si rifanno a creature tipiche del genere fantasy, riescono comunque ad essere unici. In particolare risulta affascinante la gestione delle ombre, soprattutto nel secondo capitolo del volume ambientato in una scura e tetra palude, che dà modo ad Opeña di dimostrare di essere uno dei disegnatori più talentuosi del panorama odierno. Seven to Eternity #7 e #8 vedono però la mancanza delle matite dell’artista filippino e a sostituirlo ci pensa James Harren che, seppur tutt’altro che inadatti alla storia raccontata, sono sin troppo lontani da quelli del disegnatore originale della serie, neppure la continuità dei colori di Hollingsworth riesce a distogliere il nostro occhio dal cambiamento grafico. Il disegno perde di eleganza, ma guadagna dinamicità, questo è certo, ma è impossibile non paragonarli per via della loro presenza nel medesimo volume.

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Seven to Eternity è un fantasy colorato, peculiare e pieno di dialoghi solenni, ma che non rendono la storia vacua anzi, la serie invita il lettore a riflettere su temi di natura etica, ma allo stesso tempo ad assistere a battaglie condite con poteri fuori di testa. Il viaggio continua e i personaggi diventano sempre più famigliari, in particolare il Dio dei Sussuri, spaventoso e complesso. Salite a bordo finché siete in tempo e godetevi questo fantastico racconto.

SCHEDA FUMETTO

  • USCITA IN VOLUME: 22/11/2018
  • SOGGETTO E SCENEGGIATURA: Rick Remender
  • DISEGNI: Jerome Opeña
  • COLORI: Matt Hollingsworth
  • CASA EDITRICE: Image Comics/Panini Comics
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8

Ottimo

Studente di Giurisprudenza dell’Università Aldo Moro di Bari, classe 97. Sono da sempre un appassionato di videogiochi, animazione, cinema e fumetti, prediligendo però quest’ultima passione. Preferisco il fumetto americano, ma non faccio distinzioni se si parla di una buona storia. Tra le mie letture preferite? Be’ ve ne sono parecchie, tra tutte posso dire: “Sandman” di Neil Gaiman, “Fables” di Bill Willingham e Mark Buckingam, “Hawkeye” di Matt Fraction e David Aja, “Essex County” di Jeff Lemire, “Pompeo” di Andrea Pazienza, “Devilman” di Go Nagai. Il mio film preferito è sicuramente “The Blues Brothers” di John Landis, mentre il mio film animato preferito è Toy Story… facciamo tutta la trilogia. La passione per il fumetto mi ha anche portato a scoprire i Gorillaz, virtual band britannica creata da Damon Albarn e Jamie Hawlett, creatore del fumetto “Tank Girl”. Per quanto concerne i videogiochi ho sempre prediletto le esclusive Sony e Nintendo, queste ultime hanno un ruolo principale nel mio cuore, in particolare la saga di The Legend of Zelda.

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